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16 novembre 2014 7 16 /11 /novembre /2014 17:41

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Era dall'epoca di Rino Tommasi, nei mitici anni '80, che la boxe non faceva la sua comparsa sulle reti Mediaset; un piacevole ritorno per chi come me ricorda i grandi match di quel periodo e il commento appassionato di Rino da bordoring.
Per i telespettatori erano tempi di vacche grasse; su Italia 1, senza pagare neppure una lira, chiunque poteva godersi un bel contenitore pomeridiano gossipparo, dei cartoni giapponesi, un film relativamente nuovo, o le strepitose tette di Tini Cansino, prudentemente posizionate nel dopocena; e se c'era la boxe, il sabato notte, o il giorno dopo, potevano capitare Larry Holmes, Marvin Hagler, Roberto Duran, Tyson, Hearns, roba di prima qualità.

Da allora molte cose sono cambiate: le lire sono sparite, i televisori non sono più ingombranti scatoloni di plastica ma sottili schermi al plasma, l'immagine è in (quasi) HD, una conquista tecnologica di cui avremmo usufruito molto volentieri soprattutto nel caso di Tini Cansino, Rino Tommasi è in pensione e purtroppo non c'è un Larry Holmes, o un Hagler, nemmeno a pagarlo in lingotti d'oro.

Ci sono però, il buon Federico Mastria e Capitan Ovvio Alessandro Duran che fingono di entusiasmarsi per l'ennesima vittoria di Wladimir Klitschko, il frigorifero ucraino che domina la categoria dei massimi dal 2006, grazie al suo strapotere fisico e a un clamoroso vuoto di competitors degni di questo nome. Ieri sera, in diretta da Amburgo, neppure Michael Buffer, che pure è pagato per quello, sembrava molto convinto col suo solito "Let's get ready to rumble!"; la vittima designata, il bulgaro Kubrat Pulev, con la sua folkloristica postura, sembrava un pugile dell'inizio '900, messo di fronte a un colosso di acciaio disegnato al computer. La strabiliante povertà tecnica di questo atleta non gli ha permesso di andare oltre qualche disordinato clinch e una vigorosa manata stampata in faccia al campione un attimo prima che questi lo spedisse definitivamente al tappeto, dopo altri tre (o quattro?) precedenti atterramenti, con un violento gancio sinistro al volto, un colpo che Wlad ha potuto mettere a segno per l'intera serata con assoluta comodità, dato che l'avversario non si è mai minimamente preoccupato di cambiare posizione o di proteggersi in qualche modo. E va detto che il match, per i succitati motivi, avrebbe potuto terminare già al primo round, dopo due facili knock down, ma lo spirito imprenditoriale ha prevalso sulla foga sportiva, e Wladone ha volutamente riposto il bazooka scegliendo di allietarci per qualche altro round prima di mandare il baccalà bulgaro a gambe all'aria.

Certo non è colpa di Italia 1 o di Klitschko se i pesi massimi sono questo, anche se gli organizzatori potrebbero sforzarsi un po' di più nel cercare aspiranti al titolo mondiale più prestigioso; però, si fa anche una gran fatica a credere che non ci sia da qualche parte nel mondo gente più affamata di vittoria di questo trentatreenne senza arte nè parte. Eppure, per divertirci un po', non servirebbe neanche che lo sfidante vincesse; basterebbe che desse al campione un po' di filo da torcere, giusto per lasciarci finire una birra in pace; giusto per non farci sentire questa enorme nostalgia per Larry Holmes, Tyson, e Tini Cansino.

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20 febbraio 2014 4 20 /02 /febbraio /2014 04:04

 

 

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Il Milan è un po' come Nadia Cassini; tolto il culo, non è che ci sia poi molto altro.

 

 

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21 gennaio 2014 2 21 /01 /gennaio /2014 12:46

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Secondo la vulgata interistica la Juve vince con aiuti arbitrali e si dopa.
Certo che dopo Anastasi,Tardelli, Causio, Brady, Fanna, Trapattoni, De Agostini, Schillaci, Roberto Baggio, Lippi con tanto di secondo e preparatore atletico (per procurare l'EPO, evidentemente), Peruzzi, Vieri, Jugovic, Paulo Sousa, Davids, Ibrahimovic, Vieira e adesso Vucinic, qualcosa non torna.

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8 gennaio 2014 3 08 /01 /gennaio /2014 23:32

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Torino, 5 gennaio 1982

Dunque è stata ancora una volta la Juventus a vincere: l'attendismo di Trapattoni ha prevalso sul tanto decantato calcio totale degli uomini di Liedholm; il muro bianconero ha assorbito senza troppi patemi l'iniziale furore agonistico romanista, per altro subito spento da un grande inserimento di Tardelli, che al quarto d'ora si incunea in area eludendo il fuorigioco e mette in rete di piatto destro il perfetto assist di Galderisi. La difesa juventina, orchestrata da Scirea, presidia ottimamente le fasce, cosicchè la Roma è spesso costretta ad accentrare gli attacchi imbottigliandosi però ben prima del limite dell'area; pur priva di intuizioni brillanti, ci prova con Ancelotti e Di Bartolomei da lontano, e con qualche palla lunga verso l'area che Pruzzo, stretto tra Gentile e Brio, non riesce mai a sfruttare. Statistiche alla mano, gestisce per più tempo il possesso palla ma sostanzialmente in modo sterile, anzi è proprio la Juve a dare impressione di maggior pericolosità, con Brady sempre pronto a far ripartire l'azione innescando la velocità di Fanna e Galderisi; la partita non è bella, e prima dell'intervallo potremmo forse segnalare un paio di incursioni di Cabrini sulla sinistra e un violento destro di Bettega dal limite che poteva avere miglior sorte.

Al secondo minuto della ripresa però, arriva la mazzata per l'undici giallorosso: su una punizione dalla fascia sinistra, Brady calibra un preciso cross sul secondo palo, lasciato sguarnito dai difensori romanisti, e Brio in spaccata mette alle spalle di Tancredi; è il 2-0, agguantato senza nemmeno faticare molto, e la Roma sparisce letteralmente dalla partita. A nulla servirà l'inserimento di Faccini al posto di un evanescente Chierico, anche perchè Marangon si fa espellere da D'Elia per un'entrata in stile kung-fu su Gentile, e pochi istanti dopo la Roma rimane addirittura in 9, dato che Bonetti decide di respingere con la mano un cross di Marocchino che dopo una deviazione stava per entrare beffardamente in porta. Cartellino rosso inevitabile, e Virdis, appena entrato, trasforma il penalty con un destro angolato e fissa il punteggio sul 3-0, facendo esplodere il Comunale per una vittoria che consegna ai bianconeri il titolo di campioni d'inverno con una giornata d'anticipo, e la decima vittoria consecutiva in Serie A, un record per la società torinese.

Per la Roma svanisce una grande chance di riaprire il campionato, ma va detto che i giallorossi hanno offerto poco a questa partita per pensare di poterla vincere; con Falcao forse appesantito dalla sosta natalizia, e Conti francobollato da Gentile lungo tutta la fascia, del gioco arioso e dinamico visto nella prima parte della stagione non è rimasta nessuna traccia; Trapattoni è riuscito a far naufragare quasi tutte le iniziative avversarie sulla sua trequarti, senza che Liedholm riuscisse a trovare contromisure adatte, e Zoff dunque ha corso ben pochi pericoli, limitandosi all'ordinaria amministrazione.

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17 dicembre 2013 2 17 /12 /dicembre /2013 17:24

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Avere l'influenza è una gran scocciatura: mi ha salvato come spesso accade la TV, e nella fattispecie un'inevitabile overdose di calcio tra domenica e lunedi, di calcio giocato e parlato, con fluttuazioni piuttosto ampie in fatto di qualità. Imbottito di antibiotici sono arrivato fino alla replica notturna del "Processo del Lunedi", e nel mio delirio chimico quasi mi pareva simpatico anche Enrico Varriale; adesso ho capito cosa intendeva Zeman quando voleva allontanare il calcio dalle farmacie (o le farmacie dal calcio, non ricordo bene).
Sfortunatamente per la concorrenza è sempre la Juventus quella che gioca meglio, e la classifica rispecchia fedelmente questo fatto, anche se siamo riusciti a farci buttar fuori dalla Champions dai bucanieri del Galatasaray e la ferita brucerà ancora a lungo. Napoli e Inter prima, e Milan e Roma poi, hanno segnato molti gol e dato vita a match divertenti ma di contenuti tecnici non certo di prim'ordine, nonostante gli strilli dei telecronisti. La sfida fra i due neotrapattoniani Benitez e Mazzarri ha prodotto 6 reti e una serie notevole di svarioni difensivi: l'Inter ha deluso, ma i suoi limiti si conoscevano, e neppure il Napoli, nonostante la vittoria, particolarmente saporita per il suo allenatore, ha dato una sensazione di solidità. Molto meglio in questo senso, spostandoci al posticipo del lunedi, la Roma che ha messo alle corde il Milan a San Siro; più organica, più abile nel recuperare palla, più pungente in contropiede, e comunque messa in difficoltà dagli attacchi estemporanei del Milan, tanto da rischiare di perdere proprio sul finire una partita che avrebbe potuto vincere in carrozza con un po' più di concretezza sotto porta. E meno male che l'arbitro Rocchi, non a caso uno dei nostri fischietti migliori, non si è bevuto le vergognose sceneggiate di Balotelli il cui primo tuffo carpiato si è potuto registrare già al minuto quattro (questo per dire delle intenzioni bellicose di Supermario ieri sera) altrimenti poi partivamo coi complotti e coi dossier. Eppure Piccinini chissà perchè fa ancora una gran fatica a dire che la punta di diamante della squadra aziendale è un volgare simulatore, e per le sue continue e impunite scorrettezze non dovrebbe neanche essere convocato in nazionale, visto che a detta di Prandelli per primo c'è un "codice etico" da rispettare per vestire la maglia azzurra. L'"etica" è una gran bella parola da dare in pasto a i giornalisti, però, per dimostrare di possederne qualche milligrammo, bisognerebbe, credo, essere disposti a rinunciare a qualcosa, per esempio proprio a questo discutibile campione a corrente alternata, il quale tra l'altro potrebbe essere sostituito più che egregiamente da giocatori emergenti di gran qualità come Pepito Rossi o Insigne.

Ciò che sorprende, ripeto, è quanta fatica si faccia ad ammettere l'ovvio, come in quella fiaba di Andersen in cui l'imperatore è nudo e tutti hanno una gran paura a dirlo; chissà, sarebbe un vantaggio anche per l'interessato; forse, messo davanti alle sue colpe, smetterebbe.

Tornando al calcio, un gol di Muntari, "proprio lui!", come direbbe Piccinini, fa esplodere Pellegatti e ci spedisce a +5 sulla Roma a un match di distanza dallo scontro diretto del 5 gennaio, e allora ci possiamo guardare "Tiki Taka" e rifarci gli occhi con la Capotondi (che è donna e pure romanista, ma parla di calcio come se non avesse fatto altro nella vita, complimenti vivissimi), e perfino sopportare la doppia marchetta al film di De Laurentiis, sia su Italia 1 che in Rai; tanto, dalla cima della classifica la visione è molto chiara, si capisce benissimo ciò che è cinema e ciò che è realtà.

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9 dicembre 2013 1 09 /12 /dicembre /2013 16:38

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La notizia migliore della settimana è il rinnovo di Vidal fino al 2017; meglio del pareggio del Napoli, povero di idee e forse anche di energie, e degli stenti della Roma, che pure con qualche affanno ha ripreso a vincere. Arturo è il volto della nuova Juve: ha segnato 33 gol in 101 partite con noi, corso diecimila chilometri, recuperato centomila palloni, vinto un milione di contrasti. Incarna alla perfezione ciò che Conte vuole dalla squadra, e in più sembra essersi anche attaccato alla maglia che indossa, un sentimento assolutamente demodè che però ai tifosi piace da morire.

Nel frattempo, eccoci in testa con 40 punti su 45, a +5 sul secondo scudetto, e a +10 sul primo: la Roma resiste, pur essendo in flessione, e le altre arrancano, con le milanesi già a distanza siderale. La ciliegina sulla torta sarebbe il passaggio agli ottavi di Champions, prestigioso e remunerativo snodo verso il calcio che conta; basterebbe un punticino in Turchia, contro una squadra abbordabile; è vero che in CL riusciamo sempre a complicarci la vita, ma perdere quest'occasione sarebbe una pazzia. La Juventus vanta dei crediti verso questa coppa, tutti gli juventini lo sanno; per riscuoterli, bisogna presentarsi alla cassa.

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26 novembre 2013 2 26 /11 /novembre /2013 16:47

TevezLlorente.jpg

 

Sorpassata la Roma in classifica, primo posto, 34 punti su 39 (record dell'era Conte). Finiamo il 2013 come l'abbiamo cominciato, e lo scontro diretto del 6 gennaio potrebbe diventare uno snodo decisivo per la stagione.

Ma la partita di stasera lo è molto di più. Vamos!

 

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12 novembre 2013 2 12 /11 /novembre /2013 18:05

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Che soddisfazione: tre gol al Napoli piagnone e spendaccione di De Laurentiis, con tre giocatori arrivati a costo zero. E' una Juve forte, tenace e low cost quella che schianta gli azzurri di Benitez, fra cui il solo Insigne è parso in grado di combinare qualcosa di buono. Anzi, è proprio il caso di dire che Lorenzo, come del resto Giuseppe Rossi, rappresenta una dei nostri assi nella manica in vista dei Mondiali: un giocatore così, rapido, estroso, imprevedibile, alla nazionale servirebbe proprio, così finalmente possiamo rottamare Cassano.

Della partita si è detto tutto in questi giorni: supremazia schiacciante, vittoria netta, reti spettacolari, e quel fuorigioco, più virtuale che reale, che macchia un po' il gol di Fernandone in apertura, ma onestamente chissenefrega: Llorente era marcato da due difensori, è stato più veloce, più pronto, e ha segnato. Non vale la pena perderci più di trenta secondi, e altri trenta spendiamoli pure per goderci i travasi di bile degli antijuventini. Il Napoli, che pure è una signora squadra, non è sembrato ancora pronto per il grande salto, e lo dimostra il fatto che abbia perso sia a Roma che a Torino, anche se in modi ben diversi; i media ci hano raccontato il 2-0 dell'Olimpico come una delle mirabolanti imprese della squadra di Garcia, ma la verità è che il Napoli in quella circostanza fu penalizzato dagli episodi molto più che domenica sera allo Stadium, colpendo tre legni e subendo un rigore inesistente per una furbata di Borriello. Ma appunto, chissenefrega; abbiamo i nostro occhi per vedere, e non soffriamo di strabismo come certi giornalisti.

Ecco perchè ai gufi e agli strabici va detto è che queste sono proprio le serate ideali per lo juventino medio; guardi Pogba, pagato zero, che segna l'ennesimo gol pazzesco, e pensi a Zeman, a Materazzi e al suo smoking bianco, a Guariniello, al superprocuratore Palazzi, alla Gazzetta, all'acciaio scadente, all'EPO, a Moggi che telefona 40 volte in un giorno a Bertini, e ti viene un sorriso così. L'aveva detto il Trap tanti anni fa: la Juve è come un mostro con molte teste; anche se ne tagli una, ne rispunta subito un'altra, e infatti eccoci qua, a -1 dalla vetta.

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4 novembre 2013 1 04 /11 /novembre /2013 19:52

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- era ampiamente prevedibile che le cose non sarebbero andate un granchè bene quest'anno per il club di Via Turati, ma è scioccante constatare quanto giochi male il Milan; la decadance rossonera sembra non avere fine, e Balotelli ne è il simbolo più efficace; se le sorti della squadra rossonera sono nelle mani di un personaggio del genere, mentre un talento come El Sharaawy ammuffisce in panchina, qualcosa che non va c'è per forza

- Mazzarri è sicuramente un difensivista, uno sparagnino e un piagnone, ma l'Inter è compatta, lotta su ogni pallone, prende pochi gol e segna parecchio; il 3-6-1 di WM è una dichiarazione di sfiducia verso i suoi difensori, e contemporaneamente un rimedio efficace per chiudere tutti gli spifferi; per arrivare in zona Champions ci vorrà qualcosa in più, ma la partenza non è niente male

- Garcia invece è difensivista e sparagnino ma non piagnone; la Roma non gioca così bene come si dice in giro, ma dieci vittorie di fila sono tanta roba

- il Napoli è molto forte e anche molto fortunato; domenica prossima servirà la Juve migliore

- con queste tre vittorie consecutive Conte avrà sbollito un po' della rabbia accumulata a Firenze e a Madrid; dopo lungo ponzare, pare che il 4-3-3 possa tornare in auge per le gare europee, con Marchisio nella posizione di esterno d'attacco, o di trequartista, a seconda della bisogna, un po' il mestiere che fa (benissimo) Cerci al Torino; potrebbe essere un cambiamento salutare per Claudio, che ha grandi doti di incursore e da centrale di centrocampo spesso si trova a spolmonarsi come un medianaccio qualsiasi, perdendo lucidità in zona gol; il sospetto che viene però, è che Conte vorrebbe proprio Cerci in quel ruolo: non è fantacalcio pensare che il granata sia sulla lista della spesa di Marotta e Paratici su precisa richiesta dell'allenatore, e guarda un po', il sacrificato potrebbe proprio essere Marchisio

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21 ottobre 2013 1 21 /10 /ottobre /2013 20:37

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Il 27 marzo '83 una Juventus a dir poco stellare, molto più stellare di quella attuale, da seconda in classifica dietro la Roma affrontava da strafavorita il derby torinese, mentre i giallorossi erano impegnati in trasferta a Firenze e dunque si prospettava un'occasione succulenta per assottigliare i 3 punti di distanza dalla vetta. Un guizzo di Rossi e un rigore trasformato in due tempi da Platini sembravano aver chiuso la pratica già nella prima frazione, con la Roma nel frattempo sotto 1-0, e il distacco in graduatoria ridotto quindi a un misero punticino, praticamente nulla per una squadra predestinata alla vittoria, bi-campione d'Italia e infarcita di eroi del mundial spagnolo, e oltretutto appena passata come un treno sopra il detentore della Coppa dei Campioni (l'Aston Villa) sferragliando minacciosamente verso la semifinale.

Attacco a quattro stelle, Rossi Bettega Platini e Boniek, difesa d'acciaio con Gentile Brio Cabrini e Scirea, Tardelli e Bonini in mezzo a correre come ossessi, Trapattoni in panchina col pepe al culo peggio di Conte, e come Conte perennemente senza voce: nessuno pareva in grado di fermare quella squadra, nemmeno la magnifica Roma di quell'anno, che infatti perse entrambi gli scontri diretti; l'unica possibilità era che la Juventus sulla carta più forte della storia, quella specie di endecasillabo dantesco mandato a memoria da tutti i tifosi di calcio, si fermasse da sola, per eccessivo autocompiacimento, o per via delle tossine accumulate lungo la strada da Madrid, a Roma, a Birmingham e verso Atene.

Quella Juventus prese 3 gol in cinque minuti, perse il derby e si ritrovò addirittura a -4, dato che nel frattempo la Roma aveva acchiappato il pareggio, e Trapattoni, anche se si fidava ciecamente dei suoi, iniziò a sentire puzza di bruciato.
Come andò a finire quell'anno lo sappiamo tutti. Non arrivò il terzo scudetto consecutivo, e la coppa tanto agognata finì ad Amburgo, una delusione cocente soprattutto per Zoff e Bettega, ormai al passo d'addio.

Ecco cosa mi ha ricordato questo surreale Fiorentina-Juventus; di nuovo, sessanta minuti in carrozza e poi il blackout; di nuovo un portiere a fine carriera, che toglie sicurezza al reparto difensivo, e un allenatore che deve difendere i suoi ma sa che qualcosa non torna; di nuovo il terzo scudetto di seguto da rincorrere, e di nuovo la Roma che se ne va.

La differenza sostanziale è che siamo in ottobre e non in marzo, e che c'è tempo per rimettersi in piedi. L'occasione giusta arriva presto, già mercoledi.

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