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26 febbraio 2014 3 26 /02 /febbraio /2014 16:02

GPorter-copia-1.jpg

 

Questo disco è in giro da settembre: mea culpa grandissima culpa ci ho messo sei mesi quindi per scovarlo, più trenta secondi del primo brano per capire che mi farà compagnia molto a lungo.

Jazz, Pop, Soul, Black Music, chissenefrega. Classe, buon gusto e qualità tecnica (superlativa, firmata Blue Note) non hanno bisogno di etichette. Come. del resto. la voce calda, ricca e sfaccettata di Gregory Porter non ha certo bisogno di trucchetti di studio per trasmettere emozioni. Un lusso, di questi tempi.

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13 marzo 2013 3 13 /03 /marzo /2013 19:56

Clive Burr

 

Il destino è stato crudele con Clive Burr; era il poderoso motore di una macchina inarrestabile come gli Iron Maiden dei primi anni '80, ed è finito miseramente su una sedia a rotelle, nemmeno più capace di impugnare le sue leggendarie bacchette marchiate "hit 'em hard". Proprio lui che andava come un treno e faceva sbuffare Steve Harris che doveva stargli dietro.

Clive è morto ma "Iron Maiden", "Killers" e "The Number of the Beast" rimangono, pietre miliari del metallo British, e di un'epoca d'oro che non c'è più.

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10 gennaio 2013 4 10 /01 /gennaio /2013 00:14

sacredheart_deluxe.jpg

 

Avevo quasi perduto le speranze ma fra i pacchetti natalizi ritardatari è spuntato anche un cartoncino griffato Amazon che aspettavo da un po'.  Conteneva varie cosucce ma soprattutto l'eccellente ristampa MoFi di "By the Light of the Moon" dei Los Lobos, di cui parlerò non appena avrò tempo per una session di ascolto seria, e una poderosa Deluxe Edition, "Sacred Heart" di Ronnie Dio, che non ho potuto fare a meno di scartare subito e infilare nello stereo, scatenando il ciclone di "King of Rock 'n Roll" neanche fossimo davvero nel 1985, quando Ronnie era al top e l'heavy metal una cosa seria.

Andy Pearce si è recentemente occupato della rimasterizzazione di tutti i titoli dei Black Sabbath, con un certo successo, (fatta eccezione per "Paranoid", davvero nulla di speciale), e poi di seguito, sempre per la Universal, anche del favoloso triennio '83\'85 dei Dio, proprio nello stesso arco di tempo in cui anche Steve Hoffman e Stephen Marsh alla Audio Fidelity lavoravano su "Holy Diver" e "The Last in Line"; con tutto il rispetto, Pearce non è Steve Hoffman, e i due gold disc restano le mie edizioni di riferimento, ma il mastering proposto dal produttore inglese è di tutto rispetto, considerato che il materiale su cui lavorare, parola di Steve Hoffman, era in entrambi i casi decisamente ostico, e temo lo sia stato anche per quanto riguarda "Sacred Heart", visto il sound costipato di questa release. L'impressione che ho avuto, già dall'inizio, è che la vecchia edizione in vinile suonasse decisamente meglio, ma forse è semplicemente passata molta acqua sotto i ponti, e il pur venerabile metal anni '80 mostra i segni impietosi del tempo, paradossalmente ben di più di quanti ne mostrino tantissimi album storici della decade precedente. Oppure, più semplicemente, il buon vecchio metallo pesante è proprio nato per stare su un LP, e non per essere sezionato in asettiche stringhe digitali.

E a proposito di vinile, quelli, a metà Ottanta, erano gli anni in cui ci spiegavano che avremmo dovuto rottamare tutti i nostri long playing, che erano roba obsoleta, ed ecco invece che quei vecchiumi gettati frettolosamente dalla finestra stanno rientrando dalla porta principale, a trenta euro l'uno (e anche peggio), oltre che venir evocati continuamente dalle confezioni di queste ristampe vintage. Se poi la Universal in un sussulto ecologista abolisce l'usuale sopracopertina in plastica trasparente tipica delle DE, sostituendola con una (meno inquinante?) fascetta adesiva, ecco che queste nuove Deluxe sembrano proprio i grassi grossi doppi album di una volta, pieni di foto e noterelle interne da spulciare; il ricco booklet è a cura di Malcolm Dome, firma storica di Kerrang!, che a dirla tutta non si dev'essere esattamente spremuto le meningi per scrivere quelle quattro cose, ma il bello di questa DE ( e anche delle altre due) è ritrovare nel bonus disc una serie di tracce live familiari ai fan di Ronnie almeno quanto l'album stesso, tracce provenienti da 45 giri usciti all'epoca, che erano merce appetitosa per i collezionisti (come me, ahem), e si trovavano solo nei negozi più specializzati. A fornire gli scan delle copertine originali infatti, from a fan, to the fans, è stato Tapio Keihanen, uno che da anni raccoglie minuziosamente nella sua pagina web (www.dio.net) tutte le informazioni possibili sulla vita e la carriera di Ronnie, tanto da essere più fornito della Universal stessa, che incredibilmente deve fare ricorso a un collector per reperire del materiale: sicuramente una soddisfazione enorme (e meritata) per Tapio, che dopo anni di lavoro oscuro si vede menzionato in un disco del suo idolo.

Nel caso specifico di "Sacred Heart", le tracce live extra vengono dal 45 di "Rock 'n Roll Children", un singolo che soggiornò anche nelle classifiche pop per un po', e più esattamente da un concerto del 13 settembre '85 allo Spectrum di Philadelphia (esatto, quello di Rocky contro Apollo Creed), e poi, dall'EP "Intermission" (S.Diego Sports Arena, 12 giugno '85), uscito un anno dopo già con Craig Goldie in copertina e Vivian Campbell ormai esodato. Dando un'occhiata alle tracklist delle altre DE (thank you Amazon), gli altri 45 riesumati sono "Mystery" (con due brani live datati 24 luglio '84, Spokane Coliseum Washington, un concerto superlativo di cui circola da saecula saeculorum una croccantissima incisione semiprofessionale) e "Hungry for Heaven"  (con "Holy Diver" e "Rainbow in the Dark" estratti dalla gig di Castle Donington '83, ottima anche quella e già uscita in edizione completa). In più la DE di "Holy Diver" offre brani "live in Holland 1983" (di qualità non eccelsa), mentre "The Last in Line" recupera un fragorosissimo "Pinkpop Festival '84" , anch'esso registrato in Olanda e largamente bootlegato negli anni d'oro. Certo, avere l'intero "Spokane '84" rimasterizzato da Andy Pearce sarebbe stato chiedere troppo, ma la speranza è l'ultima a morire.

Quindi ricapitolando: "Sacred Heart" è un ottimo album, merita la medaglia di bronzo dopo "Holy Diver" e "The Last in Line", da cui non si discosta molto, e rappresenta un momento, forse l'unico, in cui Ronnie ha concesso qualcosa alla sua vena melodica, ma senza farla grossa come capitò per esempio ai Judas Priest con "Turbo"; solo un po' di tastiere per dare maggior dimensione al sound del gruppo. Per il resto, Ronnie ruggisce come sa, Vinnie Appice martella ossessivamente, e Vivian Campbell fornisce corrente elettrica ad altissima tensione; peccato che oggidì l'hard rock non gli interessi più, perchè ci sapeva fare davvero.

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20 novembre 2012 2 20 /11 /novembre /2012 00:53

AC_DC_DOLLARS_1990_by_chucksatvs-copia-1.jpg

 

Il mondo va avanti, e anche i dinosauri del rock devono adattarsi. Sono stati tra gli ultimi a cedere, ma adesso è ufficiale: tutto il catalogo degli AC\DC è da oggi acquistabile online con Itunes. Nulla di speciale dunque (anche se in Australia, chissà perchè, questa è una notiziona), senonchè da Cupertino annunciano che tutti i brani saranno "mastered for Itunes", facendo sospettare un ulteriore abbassamento della qualità sonora dopo le rumorosissime ristampe Sony del 2004.

Insomma, pare ahimè che il futuro della musica debba a tutti i costi essere low-fi.

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19 ottobre 2012 5 19 /10 /ottobre /2012 15:37

 

Pinkeltje.jpg

 

Questo aggeggio non è una radiolina Fisher-Price per bambini; è il lettore compact disc in prototipo che Philips usò per illustrare le potenzialità della musica in digitale già nel 1979, battezzato Pinkeltje come lo gnomo di alcune popolari fiabe olandesi.

Sostanzialmente, il Pinkeltje era un prodotto non finito: questa che vedete è solo la meccanica di lettura, e tutto il resto (circa mezzo metro cubo di hardware, non poco) stava in un rack sottostante, che durante le dimostrazioni rimaneva pudicamente coperto da un telo. Ciò che interessava per il momento era stabilire un nuovo punto di partenza approvato da tutti, pubblico e addetti ai lavori; un nuovo standard che avrebbe dovuto essere contemporaneamente compatto, economico, pratico, ed esteticamente interessante. Il groviglio di cavi nascosto sotto il telo sarebbe stato ridotto in seguito, una volta certi di poter dare il via a una produzione su scala industriale.

Prima dell'entrata in gioco di Sony, questo era il livello raggiunto dallo staff di Eindhoven guidato da Joop Sinjou; l'idea di un dischetto ottico era nata in realtà pensando all'audiovideo, ma si capì presto che l'archiviazione digitale avrebbe permesso di fabbricare un supporto audio-only di grande qualità. All'alba del marzo '79, lo "gnomo"  leggeva un disco di 11,5 cm di diametro (anzichè i 12 canonici), con risoluzione a 14 bit (contro i 16 Redbook) e un range dinamico di 85 dB, già notevole ma inferiore ai 90 e più del futuro formato CD. Il demo-disc solitamente era "Le Quattro Stagioni" di Vivaldi, i famosi concerti per violino, registrati (in analogico) e diretti da Trevor Pinnock.

 

philips-1st-cd.jpg

 

 

Sembra quasi un compact-disc no?

 

Dopo una conferenza stampa del marzo '79, in cui vennero invitati più di 300 giornalisti da tutto il mondo, Sinjou e soci volarono in Giappone con la loro preziosa attrezzatura, che per lo stupore delle hostess finì in prima classe anzichè nel vano merci, e il primo a interessarsene fu il presidente Sony Akio Morita, straordinario innovatore tecnologico, e padre, tra l'altro, del walkman a cassette. Sony aveva lavorato a lungo col digitale su nastro, e lo scambio di know-how fu talmente proficuo che già nel giugno 1980 lo standard Redbook poteva considerarsi pronto. Dodici centimentri, 16 bit, 74 minuti, come la "Nona" di Beethoven diretta da Von Karajan, altro digitalista della prima ora.

E il resto è storia.

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2 ottobre 2012 2 02 /10 /ottobre /2012 15:52

52nd.jpg

 

Il primo ottobre 1982, dopo lunga gestazione (e qualche demo-disc di dubbio gusto) usciva dalla pressing plant Sony nella periferia di Tokio, al prezzo di 3.500 yen giapponesi, questo futuristico cerchietto di plastica, marcato appositamente 35DP-1, contenente il primo album della storia in versione digitale, l'ottimo "52nd Street" di Billy Joel.  L'aspetto della prima tiratura era esattamente questo, fatta eccezione per la lamina dorata, presente solo nella primissima serie, che conferiva al nuovo supporto un'aura da oggetto di lusso. Più o meno contemporaneamente, lo stabilimento Polygram ad Hannover, in Bassa Sassonia, sfornava la "Sinfonia Alpina" di Richard Strauss diretta da Herbert Von Karajan, e "The Visitors" degli Abba, quindi il compact disc, fuso orario o no, ha compiuto a tutti gli effetti trent'anni, e per il momento, le nefaste previsioni sulla sua imminente scomparsa non si stanno avverando affatto. Gli espertoni dicono che nel 2011 i download a pagamento (lossy o lossless che siano) hanno per la prima volta superato il supporto fisico in termini di vendite, ma considerato che l'acquisto via internet si effettua spesso traccia per traccia, e i compact disc venduti lo scorso anno sono stati più di 300 milioni, per il funerale del dischetto Redbook bisognerà aspettare ancora un po'.

 

In fondo nel 1985 davamo tutti per morto il LP, pensavamo che il suo ciclo si fosse concluso, allo stesso modo in cui si era concluso quello del riproduttore a cilindri o del 78 giri. Ma nel 2012 il vinile è ancora qui, anzi bisogna ammettere che è in atto un vero e proprio rinascimento vinilico, partito dalla nicchia degli audiofili, e ormai esteso a moltissimi nostalgici di bracci, testine e scricchiolii;  quella criticabile genìa di insoddisfatti patologici ha avuto ragione nel constatare i limiti della rivoluzione digitale, e il vecchio disco è più vivo che mai, e, fra l'altro, offre un livello qualitativo davvero notevole.

Molto probabilmente, ci sfuggiva la logica commerciale del cambio di formato; non era facile rimpiazzare un supporto al top del suo sviluppo tecnico, e infatti l'industria scelse ancora una volta la comodità rispetto alla qualità: i primi lettori Sony costavano parecchio e suonavano spigolosi e piatti, neppure lontanamente paragonabili a un giradischi dello stesso prezzo, ma le potenzialità del nuovo hardware si presentavano molto elevate e l'idea era di svilupparlo in itinere fino a raggiungere (e magari superare) lo standard di riferimento precedente, e magari nel frattempo farsi due palanche ristampando e rivendendo interi cataloghi a un costo più che doppio, perchè quel suono extradry tutto sommato non dispiaceva, e il dischetto in policarbonato era silenziosissimo e poco incline all'usura. "Perfect Sound Forever", diceva uno degli slogan, e in uno spassoso spot Sony, un automa baffuto con la voce di John Cleese spiegava che ci si poteva sdilinquire con "one hour of Mozart out of a beermat"; "perfect sound played by laser", senza alcun rumore di fondo, salvo non ne aggiungessimo noi, sgranocchiando biscotti e bevendo tè.

Dunque adesso la situazione è la stessa: il CD è al top del suo sviluppo, e l'industria punta ad abbandonarlo gradatamente in favore di orridi file mp3 (in primis), ma anche di tracce digitali ad alta qualità, che forse in futuro salveranno capra e cavoli almeno dal punto di vista della qualità audio. Della "vis collezionistica" meglio non dire. Tra un cd e un file non può esserci confronto. Il mio primo CD è stato "Back in Black " degli AC/DC, un secolo fa, e ci sono parecchio affezionato; a un file non riesco ad affezionarmi; almeno non ancora.

 

 

 


 
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14 settembre 2012 5 14 /09 /settembre /2012 23:59

led-zeppelin-celebration-day.jpeg

 

Alla fine è successo: il famoso one-off del 10 dicembre 2007 finirà in DVD, Blu Ray, compact disc e file-da-scaricare-a-pagamento, e anche, squillino le trombe, in una selezionata serie di sale cinematografiche.

Dopotutto è una buona idea; è stata una reunion storica, e unica, e i 18 mila fortunati fisicamente presenti a Londra quella sera erano davvero una goccia nel mare delle richieste pervenute al botteghino della O2 Arena; pare che si sarebbero potuti vendere 20 milioni di biglietti, e quindi, perchè non provare a stampare qualche milione di dischetti digitali? In più, i recensori hanno sempre raccontato di un concerto eccellente, e anche i numerosi bootleg video e audio sembrano confermarlo, nonostante una qualità tutt'altro che elevata. Quindi perchè no? L'unico timore è che i produttori abbiano cercato di modernizzare il sound del gruppo, e in effetti il fragoroso trailer presentato da ledzeppelin.com sembra indicare proprio questa direzione.

Ma per i Led Zeppelin possiamo sopportare questo e altro.

In fondo i miti devono essere alimentati ogni tanto, per rimanere tali. Se poi ci si guadagna una montagna di quattrini, la tentazione dev'essere proprio irresistibile.

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21 giugno 2012 4 21 /06 /giugno /2012 19:24

Night-Beat-SACD-front.jpg

 

 

Per chi non lo sapesse, George Marino è scomparso improvvisamente pochi giorni fa, ad appena 65 anni. Per chi non sapesse chi è George Marino, trattasi di una specie di leggenda degli studi discografici, nonchè del mastering engineer responsabile delle edizioni in LP e compact disc di alcuni degli album più famosi di sempre; dico AC\DC, Led Zeppelin, Whitney Houston, Bon Jovi, Metallica, Michael Bublè, giusto per menzionare i primi che vengono in mente.

Ultimamente, George era coinvolto nel progetto delle straordinarie ristampe Analogue Productions, ed eccolo qui spuntare nei credits di questo magnifico "Night Beat", un album soul di superlativa qualità sonora e artistica, colpevolmente scomparso dagli scaffali dai tempi della sua penultima incarnazione digitale, un'edizione AbkCo del 1995 che, oltretutto, pare non fosse malaccio.

Il guaio è che dal '95 a oggi, oltre ad essere scomparsi molti cd, sono scomparsi anche molti scaffali, e i pochi rimasti propongono in gran parte robaccia commerciale usa-e-getta. I bei tempi del negozietto sotto casa sono andati da un po', e bisogna arrangiarsi con lo shopping online, una gran cosa certo, ma che ha tutt'un altro fascino per chi ha maneggiato dischi per venticinque anni come il sottoscritto.

Fatto sta che con un po' di pazienza, fra email, tempi di spedizione, tasse doganali e postini in vertenza sindacale, si riesce ancora a godersi qualche disco ben registrato, di quelli che ti mettono in faccia un sorriso scemo per mezza giornata. Nel caso specifico, la ricetta è sorprendentemente semplice; mettete in pentola un'eccellente registrazione del 1963, con quella stereofonia un po' radicale, e con la ricca e versatile vocalità di Sam Cooke proprio al centro; aggiungete un tecnico d'eccellenza, uno studio di registrazione all'avanguardia come Sterling Sound, e una mastering chain al di sopra di ogni sospetto (Sony DADC parrebbe), ed eccoci qui, sorriso scemo garantito. A me sono bastati i primi trenta secondi di "Nobody Knows the Trouble I've Seen", ma se servisse, insistete fino a "Get Yourself Another Fool", e anche i cuori più pietrificati finiranno in mille pezzi.

 

E poi, chi ama i Journey e soprattutto Steve Perry potrebbe avere una grossa sorpresa; indovinate chi è il suo cantante preferito?

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31 maggio 2012 4 31 /05 /maggio /2012 17:00

quebecblue.jpg

 

Analogue Productions è in giro dal 1991, e ristampa album jazz su vinile, cd gold e SACD ibrido con qualità straordinaria; i dischi sono in serie limitata e costano un botto (30\35 dollari in digitale, anche 50\60 gli LP), ma solo spulciando gli ultimi 50 titoli prodotti viene l'acquolina in bocca; Jimmy Smith, Herbie Hancock, Lee Morgan, Hank Mobley, Stan Getz, Billie Holiday, c'è tutto il meglio, con l'assoluta garanzia del miglior riversamento possibile dai master originali e la collaborazione di mastering engineers d'eccellenza.

Ultimamente mi sono procurato questo "Blue & Sentimental" del sassofonista Ike Quebec, senza conoscerlo molto bene ma puntando sul fatto che il quartetto di musicisti è una specie di squadra All-Star (Grant Green, Philly Joe Jones e Paul Chambers) e la firma di Steve Hoffman e Kevin Gray giustificherebbe da sola il (salato) prezzo d'acquisto, anche se si trattasse di uno scolastico demo-disc per fare gli esibizionisti e mostrare quanto è fico il vostro stereo agli amici.

Ma questo non è un demo-disc; o meglio, può anche esserlo, visto che suona davvero bene, e però questa mirabile qualità tecnica è solo il mezzo con cui la voce corposa, rotonda, fortissimamente soul del sax di Ike ci può colpire diritti al cuore, in un modo che nessun Kenny G potrebbe nemmeno sognare. Niente scale a tutta velocità e cacofonie free-jazz; questa è musica per tutti, che tocca corde sentimentali, più che intellettuali. Non serve un diploma al Conservatorio per godersela, basta un bicchiere di vino.

Ignoro perchè la storia abbia dimenticato questo musicista; forse la sua prematura scomparsa, a soli 45 anni, poco dopo l'uscita di questo album, ha troncato una parabola artistica non ancora al suo apice, ma non è mai troppo tardi per riscoprire gemme come questa, e il catalogo AP presenta anche altri due titoli (dello stesso periodo, 1961\62) da arraffare immediatamente prima che spariscano:  "Soul Samba", in cui Quebec si cimenta a modo suo con l'allora popolarissimo Bossa Nova, e "It May As Well Be Spring".

 

Poi dalla pagina web di Elusive Disc leggo che stanno per uscire tutti gli album dei Doors su SACD ibrido, firmati Doug Sax, all-tube mastering, e allora ditelo, che mi devo fare un mutuo.

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15 maggio 2012 2 15 /05 /maggio /2012 00:14

NIGHTFLY-TARGET-JAPAN-cover.jpg

 

Questa è la prima edizione totalmente made in Japan di "The Nightfly" di Donald Fagen, comprensiva di sticker obi, la fascetta laterale tipica dei compact disc (e prima ancora, degli LP) giapponesi, che a quell'epoca, 1982\83 circa, era ancora un adesivo del tipo stacca\attacca. Prima di questa 32XD-312, sul mercato giapponese aveva circolato brevemente la versione stampata in Germania (Ovest) da Polygram, con appiccicata una fascetta dorata, e il numero di serie 38XP-11. Già, perchè le fabbriche di compact disc in tutto il mondo al momento erano solo due, quella di Hannover, e quella Sony nella periferia di Tokio, e tutte le major discografiche erano obbligate ad appoggiarsi all'una o all'altra. Infatto, chi ha comprato questo cd negli Stati Uniti al momento dell'uscita, possiede senza ombra di dubbio la versione tedesca o questa giapponese, essendo le principali pressing plant americane (Terre Haute, Indiana, o Olyphant, Pennsylvania) ancora ben al di là da venire.

 

NIGHTFLY TARGET JAPAN

 

Questo è l'aspetto del disco, tipica target pressing giapponese, e nell'anello centrale

 

NIGHTFLY TARGET JAPAN SONY PRESS

 

ecco la punzonatura con le cinque crocette tipica di Sony, nonostante il cd sia a stampa Warner Bros.

 

Ma non è solo il supporto ad essere vintage; "The Nightfly" è uno dei primi album a master digitale PCM, full digital quindi, nonostante sia stato registrato nel 1981.

Il produttore Roger Nicholls nel suo sito riporta delle interessanti note in merito alla lavorazione del disco; la registrazione fu effettuata con un 32 tracce 3M, ad uno standard di 50 kHz e 16 bit, ottenuti questi ultimi con un singolare trucco; dato che la tecnologia non forniva convertitori a 16 bit, il registratore usava un Burr-Brown a 12 bit, e aggiungeva 4 bit da un altro convertitore come gain-ranging.

La 3M aveva poi il problema di una scarsa efficienza nella correzione d'errore, un bug che i maggiori produttori di macchine digitali hanno saputo limitare solo dopo grossi avanzamenti informatici, e soltanto quantomeno negli anni '90. Donald Fagen era un incredibile perfezionista, e si potevano passare settimane sullo stesso nastro, anzi, sullo stesso spezzone di nastro; quando il deterioramento iniziava a farsi evidente, e la 3M non riusciva più a correggere tutti gli errori, era necessario riversare tutto su un nuovo nastro, per poter continuare a lavorarci su. Da questo si può dedurre perchè alcuni sessionmen e addetti ai lavori provassero il desiderio di strozzare Donald con le loro stesse mani.

La verità però è che "The Nightfly" compie nel 2012 trent'anni e non è invecchiato neanche un po'; rimane un classico moderno, nonostante il suono un po' freddino; è raffinato e radio friendly allo stesso tempo, e la sua altissima qualità tecnica ha finora respinto qualsiasi tentativo di rimasterizzazione. Qualcuno afferma che la versione in DVD audio, uscita parecchi anni fa quando si cercava di lanciare il formato, abbia qualcosa in più, ma sono davvero dettagli, mentre invece sembra solo pubblicità ingannevole la recente ristampa in SACD con un'etichetta su cui campeggia la sorprendente dicitura 24 bit DSD mastering. Forse volevano dire marketing, perchè 24 bit da un master a 16 scarsi non si sa da dove possano saltar fuori.

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