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21 ottobre 2013 1 21 /10 /ottobre /2013 20:37

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Il 27 marzo '83 una Juventus a dir poco stellare, molto più stellare di quella attuale, da seconda in classifica dietro la Roma affrontava da strafavorita il derby torinese, mentre i giallorossi erano impegnati in trasferta a Firenze e dunque si prospettava un'occasione succulenta per assottigliare i 3 punti di distanza dalla vetta. Un guizzo di Rossi e un rigore trasformato in due tempi da Platini sembravano aver chiuso la pratica già nella prima frazione, con la Roma nel frattempo sotto 1-0, e il distacco in graduatoria ridotto quindi a un misero punticino, praticamente nulla per una squadra predestinata alla vittoria, bi-campione d'Italia e infarcita di eroi del mundial spagnolo, e oltretutto appena passata come un treno sopra il detentore della Coppa dei Campioni (l'Aston Villa) sferragliando minacciosamente verso la semifinale.

Attacco a quattro stelle, Rossi Bettega Platini e Boniek, difesa d'acciaio con Gentile Brio Cabrini e Scirea, Tardelli e Bonini in mezzo a correre come ossessi, Trapattoni in panchina col pepe al culo peggio di Conte, e come Conte perennemente senza voce: nessuno pareva in grado di fermare quella squadra, nemmeno la magnifica Roma di quell'anno, che infatti perse entrambi gli scontri diretti; l'unica possibilità era che la Juventus sulla carta più forte della storia, quella specie di endecasillabo dantesco mandato a memoria da tutti i tifosi di calcio, si fermasse da sola, per eccessivo autocompiacimento, o per via delle tossine accumulate lungo la strada da Madrid, a Roma, a Birmingham e verso Atene.

Quella Juventus prese 3 gol in cinque minuti, perse il derby e si ritrovò addirittura a -4, dato che nel frattempo la Roma aveva acchiappato il pareggio, e Trapattoni, anche se si fidava ciecamente dei suoi, iniziò a sentire puzza di bruciato.
Come andò a finire quell'anno lo sappiamo tutti. Non arrivò il terzo scudetto consecutivo, e la coppa tanto agognata finì ad Amburgo, una delusione cocente soprattutto per Zoff e Bettega, ormai al passo d'addio.

Ecco cosa mi ha ricordato questo surreale Fiorentina-Juventus; di nuovo, sessanta minuti in carrozza e poi il blackout; di nuovo un portiere a fine carriera, che toglie sicurezza al reparto difensivo, e un allenatore che deve difendere i suoi ma sa che qualcosa non torna; di nuovo il terzo scudetto di seguto da rincorrere, e di nuovo la Roma che se ne va.

La differenza sostanziale è che siamo in ottobre e non in marzo, e che c'è tempo per rimettersi in piedi. L'occasione giusta arriva presto, già mercoledi.

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Published by Doyle - in sport
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