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Dopo "Santana", "Abraxas" e una leggendaria performance in quel di Woodstock, ecco la terza prova dell'ensemble che ha ridefinito la musica latinoamericana, praticamente invariato rispetto all'inizio, con appunto Carlos alla chitarra, Gregg Rolie tastierista e cantante (la voce di "Black Magic Woman" per intendersi), David Brown al basso, Michael Shrieve alla batteria e i percussionisti Mike Carabello e Jose "Chepito" Areas, con in più l'apporto di un giovane fenomeno, Neal Schon, allora sedicenne, alla seconda chitarra, e di un ulteriore timbalero, "Coke" Escovedo.
L'album prende forma grazie ad estensive jam session nei nuovissimi Columbia Studios di San Francisco, di cui la band occupa in pianta stabile la sala B: il risultato è un esplosivo mix di rock blues elettrico, funky e salsa, una vera tempesta percussiva che lascia grande spazio alle capacità dei singoli senza mai però perdere in coerenza stilistica e melodica; lo dimostra la famosissima "No one to depend on" che è ancora presente tutt'oggi nel live set, e l'astuto pop latineggiante di "Everything Is Coming Our Way" e "Taboo", con un grande Rolie. Ma soprattutto la chimica perfetta della band salta all'occhio nei brani "aperti" alla jam session, come l'opener "Batuka", o "Jungle Strut" in cui Rolie, Schon e Santana si scambiano in un continuo duello di assoli vertiginosi, o ancora nei sapori cubani della bellissima "Guajira", altro evergreen di mille concerti.
Una menzione particolare va alla tumultuosa "Touissant L'Ouverture", probabilmente il manifesto delle capacità della band e del suo direttore d'orchestra,che sembra farsi volutamente spingere dall'incessante battito delle percussioni fino alla massima espressività melodica, quasi una trance agonistica di sonorità latine, bianche e africane
Le bonus track alla fine del primo disco ("Gumbo", "Folsom Street - One", la strada in cui si trovava lo studio, per la cronaca, e "Banbaye") confermano questa tendenza a travolgere l'ascoltatore, e il pubblico dei concerti, proprio come a Woodstock.

Ma il pezzo forte di questa "Legacy Edition", quello che mi ha spinto a (ri)comprare il CD e a scrivere queste due righe, è il secondo disco, una sensazionale testimonianza delle capacità live del gruppo, catturato nell'ultima serata della kermesse al Fillmore West, il 4 luglio 1971.
In realtà non ho molto da aggiungere a quanto detto: l'unico consiglio a chi si dovesse procurare questo incredibile doppio, è di ascoltare il concerto DOPO aver sentito la versione in studio, perchè dal vivo la band polverizza letteralmente qualsiasi session precedente, e l'album, replicato quasi per intero, diventa un unico flusso inarrestabile, in cui l'apporto di uno strepitoso Schon si fa sentire così tanto da rubare più di una volta la scena al maestro Carlos.
Il concerto, arricchito anche dalle gemme di "Black Magic Woman" e "Incident at Neshabur", non conosce pause, e la registrazione è sorprendentemente accurata: non si capise come un simile documento possa aver sostato per 35 anni nei polverosi archivi della Columbia\Sony, ma fatto sta che questo sarebbe stato uno dei migliori album live di sempre; addirittura la band si cimenta in uno dei capisaldi del jazz elettrico, "In a silent way" di Joe Zawinul, trasfigurata in un altro turbinoso ottovolante di piano e chitarre, pane per i denti di una platea letteralmente estasiata.
Colossale.

lussuosa edizione Sony\Legacy,costa un botto (26 euro) ma anche 16\17 dollari su eBay.com per chi frequenta

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