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Questo disco mi manda costantemente KO,anche se l'ho ascoltato un milione di volte.


Sembra impossibile ma c'è stato un tempo, molto lontano a dire il vero, in cui Elton John non era affatto l'imbolsito e variopinto buffone che si vede fotografato sui giornaletti scandalistici, con la sua collezione di carte di credito e di occhiali assurdi; Reginald Kenneth Dwight era un fenomeno al pianoforte, e anche un bravo cantante, tanto da presentarsi al provino per diventare il vocalist dei Gentle Giant, e soprattutto, nei '70 ha prodotto una serie incredibile di album di successo, insieme al suo paroliere Bernie Taupin e a una band di tutto rispetto, qualche volta eccessivamente folta in studio di registrazione, in un trionfo di arrangiamenti orchestrali e sovraincisioni, e altre volte sorprendentemente ridotta ad un trio, come nel live "11-17-70".
"Tumbleweed" sta un po' a mezza strada, gli arrangiamenti sono curati ma non c'è sovraproduzione, e l'intero album è focalizzato sul piano e sulla voce di Elton, che qui sono forse ai più alti livelli di sempre; dal curioso libretto in stile western si deduce già che si tratta di un'interessante incursione nel southern style americano, di cui forse l'intensa "Country Comfort" è il manifesto più evidente, una versione ancora più bella di quella, famosissima, del grande Rod Stewart; ma altre gemme non si possono dimenticare: il rock blues di "Ballad of a well-known gun", la languida "My father's gun" e la deliziosa "Love Song" composta dal chitarrista Lesley Duncan, un prezioso bozzetto di acustica e voce indebitato con Crosby, Stills e Nash e colpevolmente dimenticato dalla critica.
E ancora, "Amoreena", una squisita ballad che ricorderà ai cinefili l'inizio di "Un pomeriggio di un giorno da cani", gli echi del vecchio West e della guerra civile in "Where to now St. Peter?", l'assolo di pianoforte e voce di "Talking old soldiers", e il solido rock di "Burn down the mission" formano un tutto unico che incredibilmente non generò singoli di successo, ma che suona ancora oggi, trentacinque anni dopo, fresco, potente ed intenso come forse nessun altro dei tanti celebrati album del baronetto inglese, e, a testimonianza di questo, proprio di recente Elton ha voluto quasi autocitarsi uscendosene con "Songs from the West Coast", in cui rinnova dopo molto tempo la felice collaborazione con il suo antico partner Taupin.


Per quanto riguarda l'edizione, quella rimasterizzata di fine anni '90 è ancora preferibile, 10 euro o poco meno, suono eccellente, anche se gli ascoltoni audiofili lamentano qualche trucchetto di studio di troppo, e un disinvolto uso della ghigliottina del
Noise Reduction, che toglie certamente un po' di polvere dai vecchi master reel-to-reel  ma in qualche modo a scapito della ricchissima gamma dinamica ("enhanced sound" dice una piccolissima nota a margine nel libretto, ci si potrebbe discutere); la Deluxe è simile (anzi, forse il mastering è addirittura lo stesso) e il secondo disco regala solo dei demo, quindi, per avere il meglio, c'è da scovare l'eccelsa edizione Mobile Fidelity gold (MFSL UDCD 543), in questo raro caso neppure troppo costosa, che risale agli anni '80 e come (quasi) sempre è una spanna sopra le altre per calore, coinvolgimento e facilità d'ascolto.

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