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All'inizio c'erano Lars Ulrich, figlio di un tennista danese hippie trapiantato a Los Angeles, e maniaco dell'heavy metal inglese, alla batteria; James Hetfield, fanatico dei Misfits e dei Black Sabbath, e con dei genitori fanatici religiosi, alla chitarra e controvoglia alla voce; un certo Ron McGovney al basso, e l'eccellente chitarrista Dave Mustaine, che fece in tempo a partecipare a qualche concerto, mettere la firma su una mezza dozzina di brani, macinando qualcuno dei suoi celebri riff, e poi fu buttato fuori dal gruppo per i suoi problemi di droga e la sua instabilità caratteriale.
Nel frattempo i succitati quattro erano riusciuti a infilare "Hit the Lights" in una compilation di giovani band heavy metal, "Metal Massacre", che conoscerà in futuro molti altri volumi, e a produrre un rumoroso
demotape, "No life 'til leather", che iniziò a circolare nel circuito underground; il primo a lasciare il gruppo fu Ron McGovney, e i tre dovettero seguire il bassista dei Trauma Cliff Burton fino a S.Francisco per convincerlo a unirsi a loro; Burton era un fricchettone fumatore d'erba ma aveva uno stile personalissimo e dava al suono della band uno spessore che prima non aveva.
I Metallica furono messi sotto contratto da un certo John Zazula, che in teoria vendeva dischi ma si improvvisò produttore annusando nell'aria una possibile ondata thrash metal: la sua neonata Megaforce Records pubblicò la prima tiratura di "Kill 'em all", registrato a NY con Kirk Hammett alla chitarra solista al posto del turbolento Mustaine, incartato e rispedito a Los Angeles (in autobus) dopo l'ennesima mattana.
L'album era un collage delle passioni di Ulrich ed Hetfield, di punk e metal inglese vecchio e nuovo, era ferocemente aggressivo, e correva come un treno; la reputazione live precedentemente guadagnata fece il resto: i Metallica erano ufficialmente dei fenomeni, e "KeA" diventò la locomotiva di un movimento fino a quel momento n gran parte sotterraneo; di sicuro i pochi collezionisti che avevano in casa "Lightning to the Nations" dei Diamond Head, una band della New Wave of Britsh Heavy Metal, si accorsero che "Seek and Destroy" assomigliava un bel po' alla loro "Sucking my love", ma non era molto importante: i quattro di Frisco erano immensamente più potenti.
Ma mentre esplodeva il thrash, i Metallica, ribattezzati in tourneè "Alcoholica", erano già avanti: dopotutto Hammett, Hetfield e Burton sapevano suonare, Lars Ulrich un po' meno, ma pestava come un ossesso, quindi si poteva rendere il sound più corposo, e i brani più articolati, senza andare necessariamente a 200 all'ora; ecco "Ride the Lightning" allora, rallentato, oscuro, con qualche chitarra acustica, come nella sublime "Fade to Black", e il primo riff davvero monumentale, quello di "For whom the bell tolls", non a caso un brano decisamente Burton-centrico.
Dal vivo il gruppo era sempre un terremoto, ma il percorso si andava tracciando chiaramente: heavy metal sì, ma spostato al confine ultimo vicino al progressive, come faceva intuire la chilometrica strumentale "The Call of Ktulu", prima avvisaglia di quello che stava per succedere. Nel frattempo aumentavano le telefonate a casa di John Bush, l'ottimo vocalist degli Armored Saint, a cui James Hetfield progettava da lungo tempo di cedere il microfono, per dedicarsi solo a parti di chitarra ritmica sempre più intricate; ma non se ne fece nulla, Bush non voleva mollare i suoi vecchi compagni e James si tenne il doppio incarico, senza rinunciare al suo progetto di un album più lungo e tortuoso.
“Master of Puppets", uscito a metà '86, confermò in piano la tendenza; tutti i brani superano i 6 minuti, alcuni gli 8, tanto che fu piuttosto laborioso stipare tutto in un solo LP, e la qualità sonora dell'album ne risentì, fino a spingere l'Elektra a ristampare il platter su due dischi; le chitarre diventarono ancora più scure, e Burton guadagnò ancora di più il centro della scena, quasi come un terzo chitarrista, o meglio, come il terzo di tre bassisti, perchè già in "MoP" le chitarre erano volutamente detuned, alla vecchia maniera di Tony Iommi: perfino Lars Ulrich dava segni di evoluzione, e la nervosa chitarra solista di Kirk Hammett mitragliava pentatoniche senza tregua.
L'album era impressionante, quasi sinfonico, e inarrestabile, con una pioggia di riff a cui l'ascoltatore medio di heavy metal non era abituato, come non era abituato a farsi bombardare i timpani per quasi 60 minuti, il limite fisico estremo del formato LP; fu un botto tremendo, e per parecchi anni a venire i negozi di dischi furono invasi da gruppi emergenti che ancora una volta si accodavano a quel sound, fotocopiando i Metallica in tutto e per tutto.
Cliff Burton morì in Svezia, il 27 settembre 1986, in un orribile incidente che coinvolse tutto il gruppo e lo staff, mentre con il tour bus andavano di notte verso Ljungby, e da quel momento le cose non furono più le stesse; per sostituire Burton, dopo aver scartato il fenomenale Les Claypool, che obiettivamente era troppo funky, i tre scelsero Jason Newsted dei Flotsam & Jetsam, una delle tante band che loro stessi avevano profondamente influenzato.
“Newkid”, battezzato facendogli ingurgitare per scherzo un pericoloso quantitativo di salsa wasabi, completò la tourneè e partecipò poi a un minialbum di cover (“The 5.98$ EP “, sottotitolato “Garage Days Re-revisited”), ma nel successivo LP "...and Justice for All", uscito nell'88, la mancanza di Burton fu compensata diversamente: l'impressione per chi mette mano a “Justice” è che sia un disco a due, solo per chitarre ritmiche e batteria, e che Kirk e Jason siano entrati nello studio solo per dare un'occhiata; le idee non mancano, infatti si tratta di un lunghissimo doppio LP, il suono è pulito, anche troppo dirà qualcuno, e i brani sono talmente contorti e pieni di cambi da rendere la loro esecuzione dal vivo piuttosto complicata; la definizione di
progressive metal non ha mai calzato meglio, e non per niente i Metallica avrebbero voluto il produttore dei Rush, Terry Brown, dietro la console, finchè, dopo aver liquidato in sequenza sia Mike Clink, reduce dal successo dei Guns n' Roses, sia la collaudata coppia Thompson & Barbiero, si valsero di nuovo del fidato Flemming Rasmussen, l'unico in grado di sopportare le paturnie di Lars; in "Justice", altra annotazione tecnica, oltre a mancare quasi totalmente il basso, sotterrato dalle ritmiche, la dominante chitarra di Hetfield è equalizzata sottraendo quasi tutto il midrange, e per la prima volta il suono della grancassa diventa un click, un "grilletto", prassi che poi diventerà comunissima fino a far suonare tutti i batteristi metal come uno stormo di cavallette.
Per la prima volta uscì anche un videoclip, "One", che contribuì al successo mondiale della band, in trionfale tournee fino alla metà del 1989; per uno scherzo della storia, il Grammy come miglior gruppo hard rock finì incredibilmente a un dimenticato disco dei Jethro Tull, ma ormai era fatta, e il colpo decisivo fu quello di assumere come produttore quello che sarà a lungo il quinto membro del gruppo, l'ineffabile Bob Rock, che aveva già ottenuto risultati eclatanti con Bon Jovi e Motley Crue; barricati in studio per mesi, i Metallica se ne vennero fuori con il "Black Album", che dietro un colossale muro di chitarre fragorose e batteria friggiwoofer nascondeva più di una strizzata d'occhio alle radio e a MTV; il formato dei brani si accorciò notevolmente, e fecero la loro comparsa un paio di lenti (ottimi a dire il vero, quanto inattesi) felice esito delle lezioni di canto di James Hetfield.
Ma questa è anche paradossalmente la fine dei Metallica come li avevamo conosciuti: a guardar bene, "Enter Sandman" è un furbo singolo pop-metal, che invade l'etere come progettato; l'album vende da far paura, e trascina il tour dall'agosto 1991 fino al marzo '93; i quattro bruciano energie psicofisiche che non torneranno più indietro, divorziano dalle loro mogli, spariscono dalla scena per un paio d'anni, cambiano vita, e Lars Ulrich inizia a girare con due guardie del corpo, e a sproloquiare più del solito.
Il resto lo si sa: il cambio di immagine, i capelli corti di "Load" e "Reload" e qualche escursione country e darkeggiante non portano novità interessanti: i due album sono frutto di session coeve, e, a dire il vero, di un certo delirio di onnipotenza; hanno qualche idea buona ma, parlando chiaramente, potevano comporre un ottimo cd singolo, anziche due annacquati album separati, anche perchè nei concerti il nerbo del gruppo è sempre solido, come testimonia il bel DVD "Cunning Stunts"; le cover di "Garage Inc." sono le solite ("Turn the page" in ogni caso ha un suo perchè), e l'episodio orchestrale con la collaborazione di Michael Kamen è più visivamente impressionante che altro, anche se "For whom the bell tolls" è da sentire almeno una volta a tutto volume.
Poi i problemi di alcolismo di Hetfield e la fuoriuscita del bassista hanno ulteriormente complicato tutto:"St.Anger" ha una ferocia, una... rabbia appunto che avevamo dimenticato, ma il suono è piuttosto piatto e volutamente low-fi, e soprattutto l'apporto del nuovo (ed eccellente) bassista Robert Trujillo è ancora molto marginale; la tourneè a dir la verità è interessante assai, e il gruppo in grande forma, ma se la sfanga sempre recuperando vecchi cavalli di battaglia, a cui lo stile di Trujillo per altro si adatta magnificamente; in rete iniziano a circolare parecchie registrazioni audio di gran qualità che testimoniano il grande spazio dato al nuovo arrivato, e questo fatto fa ben sperare per il futuro.
Infatti quando il gruppo si chiude in studio, non con Bob Rock ma col guru della American Recording Rick Rubin, uno che con le chitarre elettriche fa miracoli, i risultati si vedono immediatamente:“Death Magnetic” forse non è un capolavoro di orginalità, Trujillo è ancora un po' schiacciato dal mixaggio (e, ahimè, dall'osceno livello di compressione dinamica applicato in fase di produzione) ma l'album è pura fibra metallica al 100%, il migliore dai tempi di “Justice”.

Ascoltando dei bootleg della recente tourneè (roba perfetta, direttamente dal banco mixer) ho avuto una certa sensazione che tenterò di spiegare: già nel documentario "Some kind of monster" i tre superstiti si dichiarano allibiti dalla bravura e dall'impatto di Robert Trujillo con i vecchi brani, e infatti basta sentire quanto spazio ha nel mixaggio live (che è fatto al volo, e non ha postproduzione) per confermare questa cosa; perciò diventa interessantissimo il confronto con le (poche) registrazioni dal vivo decenti dell'era Burton, e riascoltando proprio "For whom the bell tolls" in due versioni distanti 20 anni l'una dall'altra mi è sembrato di sentire un sound più vicino a quello con cui avevano iniziato, anche se restano certe differenze: Burton pur suonando senza plettro usava un tipo di distorsione simile a quella della chitarra (vedi "Pulling Teeth", perfetto esempio), mentre l'indio viene chiaramente dal funky, e va con le dita a 100 all'ora.
S
uonano“diversi”, ma la sostanza è che il soundè tornato grasso e potente: chi non ha potuto mai vederli dal vivo recentemente, si procuri il magnifico DVD “Française pour une nuit”, registrato dal vivo nella suggestiva arena romana di Nimes, in Francia. Fantastico.

dicono sui Metallica
+hanno cambiato l'heavy metal 5 volte con i primi 5 album
+hanno centinaia di imitatori
+hanno fatto entrare un genere a lungo ghettizzato nelle case di tutti
+hanno personalità sufficiente per fare quello che vogliono
+Lars Ulrich è il nuovo Keith Moon
+hanno venduto milioni di copie, cha cavolo volete?

-tutti i riff migliori erano di Dave Mustaine
-tutti i riff migliori erano di Cliff Burton (una cosa parzialmente vera: potrei elencare 10 brani che sembrano derivare da giri di basso,"Jump in the fire","For whom the bell tolls","The thing that should not be" e "Disposable Heroes" su tutti); morto Burton, finito il gruppo
-hanno copiato dai Misfits\Motorhead\Mercyful Fate\Black Sabbath\Zeppelin\Diamond Head
-hanno fatto entrare un genere a lungo ghettizzato nelle case di tutti,e quel genere è diventato una sbobba immangiabile (colpa condivisa con i Guns 'n Roses e i Nirvana,a dire il vero)
-si sono tagliati i capelli e messi il mascara: chi li vuole più?
-Lars Ulrich è un cazzone
-sono troppo ricchi: a noi piace gente proletaria
-
erano heavy metal, prima di rincoglionirsi completamente

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