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Stereophonic-non-Stereotypical

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Quanto devono piacere a Michele Placido i pantaloni scampanati, le camicie col collettone aerodinamico e le vecchie Giulietta della polizia? Dopo la banda della Magliana, ecco Vallanzasca: dritti da da Roma a Milano per un'altra storiaccia di gangster all'italiana, un eccellente crime movie che alla Mostra del Cinema di Venezia avrebbe potuto vincere qualche premio, magari anche la Coppa Volpi per l'ottimo Kim Rossi Stuart in versione bauscia, e invece è stato presentato fuori concorso a causa dell'idiozia politically correct di alcuni critici, e ancora peggio, di alcuni politici. Eppure è così logico: chi va a vedere un film, ci va per divertirsi; di intrattenimento si tratta, e se il film racconta la vita di un criminale, ciò non significa che se ne stia facendo l'apologia: con questo metro di (s)ragionamento, non avremmo avuto "Il Padrino" o "Scarface", o i "Goodfellas" di Scorsese; non mi sembra un concetto difficile da capire no?

Tornando al film, questo è un gangster movie a tutto tondo: non ci sono i buoni, solo diverse gradazioni di cattivi, e sì, ogni tanto le forze dell'ordine ci fanno una figura da culo, ma in fondo va bene così, anche questa è l'Italia, e Placido non ha vergogna a mostrarcela, anche se solo sullo sfondo, perchè il primo piano è tutto per il bel Renè, molto più bello del sopravvalutato originale tra l'altro, grazie a un Rossi Stuart che sta crescendo davvero. Sta crescendo tanto da portarsi sulle spalle tutto il film, e fare ombra anche alle buone interpretazioni di Filippo Timi (lo psicopatico Enzo, Valeria Solarino (Consuelo), e degli altri protagonisti.

Forse non sarà intenso come "Romanzo Criminale", ma Placido ci sa fare: i 125 minuti di "Vallanzasca" passano veloci, regia e fotografia sono di alto livello, e una colonna sonora torcibudella dei Negramaro tiene il ritmo serrato: in fondo non serviva inventare quasi niente, perchè certe volte la realtà è più che sufficiente per mettere in scena della buona fiction. Fiction così buona che a settembre sbarcherà anche negli Stati Uniti: dopo lo spaghetti western, ecco lo spaghetti gangster.

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