Stereophonic-non-Stereotypical
Kevin alias Keb ha una carriera lunga e variegata alle spalle, con un solido background radicato nel blues. E' un chitarrista superlativo ma se la cava anche con basso e batteria. Ha 60 anni, e a quest'età, solitamente i musicisti sono un po' lontani dal loro picco creativo, ma dopo aver ascoltato questo "The Reflection", faccio fatica a pensare che oggidì qualcun altro sarebbe capace di sfornare un album così piacevolmente ricco e con un livello tecnico così elevato. Non è nemmeno facile inserirlo in una categoria, anzi sarebbe ingiusto, e restrittivo, anche se Kevin nel cuore è ancora un bluesman, e dalla sua voce calda ogni tanto spunta fuori un po' di carta vetrata.
Conseguire la maturità artistica significa saper combinare i diversi lati del proprio bagaglio professionale, quindi la categoria di Keb Mo, se proprio bisogna indicarne una, è la stessa di un James Taylor o di un Donald Fagen, gente a cui non è più possibile affibbiare un'etichetta.
"The Reflection" è un raffinato album pop, blues, soul, e forse anche qualcos'altro (e infatti, "the whole enchilada" è una spiritosa espressione che allude appunto al mettere insieme una moltitudine di ingredienti e di stili diversi); è splendidamente registrato, e arricchito da ospiti di qualità, tra cui l'eccelso Marcus Miller al basso elettrico, tanto per dare anche una spruzzata funk. C'è perfino una cover, "One of these Nights" degli Eagles, geneticamente modificata tanto che all'inizio non me n'ero neanche accorto, forse per colpa del sax di Dave Koz, che sta lì dove dovrebbero essere Don Felder e la sua chitarra. Ma soprattutto, va detto, in questo disco c'è una passione, un talento, che nella musica di oggi stanno sparendo del tutto, schiacciati dal business e dai Pro Tools. Kevin fa parte di una specie a rischio estinzione, che nessun WWF si sta preoccupando di proteggere.
Bravo.