Stereophonic-non-Stereotypical
FOURPLAY
Tenete presente che a me non piace neppure usare l'espressione "genere musicale": parlando da compratore di dischi, mi interessa il musicista, o la band, a prescindere dal genere, però... ci si deve pur far capire.
Ebbene esiste un sottovalutato genere musicale chiamato fusion, iniziato alla fine dei '60 con l'ibridazione del jazz e del rock, e per fare un esempio basta vedere il primo Miles Davis elettrico e i Weather Report, o certe cose di Herbie Hancock. La facilità d'ascolto di questo genere va dall'ostico "Bitches Brew" (che pure ha molti ammiratori, anche se a me fa pensare a quei quadri astratti di cui nessuno riesce a venire a capo), al potabile patchwork sonoro dei Mahavishnu Orchestra di John McLaughlin, o appunto dei Report, fino ad arrivare al supermelodico smooth jazz, con l'obbligo di fermarsi un centimetro prima che diventi musica per ascensori; la costante rimane una qualità tecnica assolutamente sopra la media, che rende comunque interessanti anche i lavori un po' più ostici.
Lo smooth jazz, e qui venamo al dunque, negli Stati Uniti è chiamato anche quiet storm, la "tempesta pacifica", da un singolo (abbastanza soul a dire il vero) di Smokey Robinson che ebbe un certo successo radiofonico nel 1975, tanto da diventare la sigla di un lungo contenitore musicale notturno su WHUR-FM Washington; la trasmissione, condotta da un certo Melvin Lindsey, era appunto pensata per un ascolto serale, e basata principalmente sulle note distese del jazz più easy listening, del soul e del rhythm and blues, e finì per lanciare più di una carriera, da Luther Vandross a Sade, a Grover Washington, e addirittura a fabbricare un genere vero e proprio, anche se il concetto rimane piuttosto elastico.
Adesso, dopo questa pappardella, vi posso dire che qualche bel disco catalogabile sotto l'etichetta quiet storm dovrebbe soggiornare perennemente sui vostri scaffali: ne bastano tre o quattro, quelli sufficienti a dire ai vostri amici "senti un po' che roba!" e, effetto non sgradito, a far suonare misteriosamente bene i vostri impianti stereo; perfino certe porcherie made in China piene di plastica e lucine colorate prenderanno un po' di vita.
E sì, attualmente è un genere spremuto come un limone, e a forte rischio di ripetitività, come dimostrano per esempio alcuni recenti album di Pat Metheny, che alla chitarra è un vero fenomeno ma qualche volta sembra Claudio Baglioni, e non ci piace più; però è anche una buona scusa per sentire sezioni ritmiche strepitose, chitarristi eccezionali, pianisti istruiti e cantanti ben impostati, cosa che non accade di frequente oggigiorno, visto che siamo nell'epoca dei Protools e dei cd registrati a tutto volume e senza nessun gusto.
Questo è un disco da avere. I Fourplay sono una specie di all-star band: Lee Ritenour, detto Captain Fingers, è uno dei migliori chitarristi jazz sulla piazza, e il suo ventaglio stilistico ormai non ha più limiti; Harvey Mason è un batterista coi controfiocchi, Bob James un pianista\tastierista\arrangiatore di livello internazionale, e Nathan East ha suonato il basso praticamente ovunque, ultimamente anche nei Toto; in più i quattro sono o sono stati sessionmen richiestissimi, con dei curricula ormai chilometrici, e possono quindi cimentarsi su qualsiasi campo. In sostanza, c'è più talento in questi quattro che in tutta la top 100 americana, e ne fanno un eccellente uso, senza ammorbarci di incomprensibili birignao tecnici. Qui hanno fabbricato un qualcosa che sarebbe forse una perfetta colonna sonora per un giro notturno in macchina, con un certo sapore soul e funky, ma occhio, se i woofer di cui disponete non sono efficienti e veloci, già con i primi 30 secondi di “Bali Run” inizieranno a scalmanarsi di brutto.
Non credo serva comprarsi tutti i loro dischi, basta questo, per quanto ne abbiano sfornati anche altri di sicuro interesse: è il loro primo albuim, datato 1991, costa poco, è della Warner Bros, quindi si trova dappertutto, anche usato, perchè qui non lo conosce nessuno, e non serve rimasterizzarlo perchè è registrato straordinariamente bene; forse ne troverete una copia usurata in qualche negozio di hi-fi, perchè come cd dimostrativo è un classico, e infatti è entrato in casa mia dalla porta di servizio proprio per questo motivo, parecchi anni fa.
Poi ho scoperto che dentro c'era ottima musica, e non avevo neanche la minima idea che si chiamasse smooth jazz.