Overblog Tutti i blog Blog migliori Musica e intrattenimento
Edit post Segui questo blog Administration + Create my blog
MENU

Stereophonic-non-Stereotypical

Pubblicità

FOR THE GOOD OF THE GAME

1036206 full-lnd

 

 

Il mondiale per club è alle porte: per il secondo anno consecutivo si gioca ad Abu Dhabi, nel giardino di casa degli sceicchi, e qualche riflessione viene in mente; questa competizione, che resta avvincente nonostante la qualità media piuttosto bassa delle squadre in gioco, esiste soltanto grazie alla fame di potere della FIFA e dell'ineffabile Joseph Blatter in particolare, il quale ha voluto a tutti i costi appropriarsi di ciò che il duopolio UEFA\COMNEBOL, con la sponsorizzazione della Toyota a partire dal 1980, aveva tenuto in piedi per più di quarant'anni, ossia la vecchia coppa Intercontinentale, la coppa che storicamente ha assegnato il prestigioso titolo di campione del mondo, nonostante mettesse di fronte soltanto le squadre campioni d'Europa e del Sudamerica.

Un primo tentativo, nel 2000 in Brasile, non aveva avuto grande successo, visto che la Toyota Cup si disputava ancora, e poi la competizione è stata messa in freezer e riattivata nel 2005, con risultati decisamente migliori: in uno dei suoi sussulti sinceramente democratici, Blatter ha voluto estendere la competizione alle squadre vincenti di ogni continente, anche se poi il campione d'Oceania viene costretto ad un turno preliminare per portare i club nella fase decisiva a un numero di 6, e il buon Joseph ha brigato in modo di piazzare i camponi europei e sudamericani agli estremi del tabellone, per avere poi, salvo sorprese, la finale più illustre possibile.

Ciò che il poco lungimirante presidentissimo FIFA ha voluto dismettere di quella prima edizione del gennaio 2000 è però un aspetto fondamentale, il fatto cioè di poter dare la possibilità alla squadra campione del mondo di poter difendere il suo titolo, una cosa apparentemente ovvia che purtroppo il formato della nuova coppa non rende possibile, a meno che la suddetta squadra non vinca di nuovo il proprio torneo continentale, un exploit particolarmente difficile soprattutto in Europa e Sudamerica.

All'epoca, affinchè nessuno si lamentasse, si fecero le cose in grande: il Manchester era il campione del mondo in carica, avendo vinto il 30 novembre '99 a Tokio contro il Palmeiras, e per tenersi larghi c'era anche il campione del '98, il Real Madrid: da questo pasticcio si capisce quanto la coesistenza con la Coppa Intercontinentale potesse essere impossibile per questa nuova competizione, disputata poco più di un mese dopo il rendez-vous giapponese, ma resta il fatto che il principio di fondo era lodevole; la squadra campione del mondo doveva partecipare di diritto, e così dovrebbe essere anche oggi, per amor di competizione, per correttezza sportiva. In un mondo normale, il formidabile Barcellona di Pep Guardiola dovrebbe essere in campo a giocarsi una coppa che è in grado di difendere e che con tutta probabilità gli spetta pienamente, ma non può farlo a causa di un regolamento farlocco che alla presenza di un defender forte e prestigioso preferisce piuttosto un mondiale monco, con un numero dispari di squadre, di cui cinque abbastanza folkloristiche, senza nemmeno contare poi che la presenza del Barça oggi, e in seguito di ogni campione dell'anno precedente, aggiungerebbe grandissimo interesse alla sfida. Una terza squadra competitiva, famosa e titolata, di sicuro darebbe lustro al torneo, e soprattutto parteciperebbe in maniera assolutamente legittima dal punto di vista sportivo, avendo sul petto la medaglia di campione in carica.
Il paragone con l'America's Cup di vela viene immediatamente spontaneo: lì in sostanza il defender si tiene la coppa finchè non glie la tolgono, e accede direttamente alla finale, anzi sono le altre barche che devono superare dei turni eliminatori per poter sfidare i campioni. Questo forse sarebbe troppo, ma non è chiaro il motivo per cui non possa esistere la figura del defender in un campionato del mondo per club che si svolge annualmente, e che dà una possibilità concreta (e giustissima) ai protagonisti dell'anno precedente di essere presenti, e che poi a margine ha un enorme bisogno di dare una lucidatina al proprio status, altrimenti finirà seppellito dalla nostalgia per la vecchia, fascinosa Toyota Cup, quella con le trombette a tutto spiano (chissà come si dice “vuvuzela” in giapponese), col fuoristrada gigante in regalo, con Platini stravaccato nel fango, con Van Basten, Jugovic, Koeman, Rijkaard, Raul, Del Piero, con i caffè tripli e le dirette alle quattro di mattina.

Pubblicità
Torna alla home
Condividi post
Repost0
Per essere informato degli ultimi articoli, iscriviti:
Commenta il post