Stereophonic-non-Stereotypical
Non sono preparato a scrivere qualcosa su Lucio Dalla; non conosco a sufficienza il suo percorso artistico per poterne parlare con cognizione di causa, e, in più, detesto la facile retorica post mortem.
Però, quantomeno fino all'adolescenza sono stato un assiduo ascoltatore della radio nazionale, dato che a casa mia si guardava poca TV, e le sue canzoni, frequentatissime dalle trasmissioni radiofoniche, mi sono rimaste in testa, registrate, per motivi cronologici, nelle stesse celle di memoria che contengono l'analisi logica, il "Cinque Maggio" di Manzoni, le province della Puglia e l'armistizio Salasco, e insieme alle voci degli sceneggiati, agli speaker dei GR e ai cronisti di "Tutto il Calcio Minuto per Minuto".
Quelle canzoni, "Futura", "Il Motore del 2000", "Balla Balla Ballerino", "Com'è Profondo il Mare", "Nuvolari", "Sei Io fossi un Angelo", erano poesie, concetti, lazzi, filastrocche popolari, e possedevano un colore, un sound ben preciso, che già riusciva a saltar fuori con le ventimila lire di una poco performante radiolina giapponese. Avevano un marchio, piacesse o no, come un Picasso, o un pullover di Missoni.
Sono i suoi album a cavallo tra la fine dei '70 e i primi '80, come nel caso di Battisti, i migliori, e sarebbe un peccato ritrovarli spezzettati in un grigio "Greatest Hits", visto che, presi a uno a uno, sono vecchie edizioni RCA di basso prezzo, cifra tecnica sopraffina, e suono eccellente.