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Stereophonic-non-Stereotypical

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SORPASSO!

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Quando l'Italia vinse il mondiale '82, Gianni Brera scrisse che "San Catenaccio" finalmente era arrivato in paradiso. In paradiso Di Matteo beato lui c'è stato già, l'anno scorso, portandosi a casa la coppa nel modo più rocambolesco possibile, messo con le spalle al muro prima dal Napoli, poi dal Barça, e poi anche dal Bayern in finale, eppure sempre vincente. Forse Robbie non aveva scelta, forse ci ha preso gusto, fatto sta che il suo Chelsea è venuto a Torino già pronto allo stato d'assedio ancora prima del fischio d'inizio, proprio come accadeva a noialtri prima di Sacchi e Lippi, quando gli jnglesi (e i tedeschi) ci sbeffeggiavano per il nostro atteggiamento safety first.

Lasciar fuori Torres, rimanere con i tre piccoletti davanti e farsi schiacciare per tutta la partita è stata dunque una scelta ponderata, che avrebbe anche potuto pagare se Hazard avesse concluso in rete l'unica chance chiara di tutta la partita; ma non bisogna chiedere troppo alla sorte, soprattutto se si è già indebitati fino al collo. E poi, la controindicazione principale, e più ovvia, di questo assetto a baricentro basso, è che gli attaccanti (in questo caso, le tre mezze punte) una volta in possesso di palla hanno sempre cinquanta metri fra sè e la porta, quindi c'è da galoppare un bel po' per arrivare in posizione di tiro, e il rischio è ritrovarsi senza ossigeno al momento decisivo.

Infatti, come volevasi dimostrare, Hazard non ha segnato, e quella sortita offensiva è rimasta l'unica cosa notevole fatta dal Chelsea in 90 minuti, trascorsi per il resto a fare muro davanti a Cech rimandando palla in avanti alla bell'e meglio, come se nella metà campo avversaria ci fosse ancora Drogba pronto a colpire. Ma Drogba non c'era, e non c'era nemmeno qualcuno che ne facesse le veci in un modo per lo meno decoroso, perciò il tracollo dei campioni d'Europa è stato inevitabile, e il 3-0 finale forse non è neanche proporzionato con esattezza alla superiorità della Juventus, perchè nemmeno la Juve ha un Drogba in attacco, e per segnare deve fare una fatica boia.

Certo che la Juve non avrà Drogba ma in campo mette undici Conte, undici cloni dell'antico capitano, che non era Pelè ma il mestiere suo di centrocampista d'assalto lo sapeva fare eccome; Antonio ha messo il pepe al culo a tutti, perfino a Vucinic, che rincorre gli avversari neanche fosse Gattuso, e poi stanco morto si mangia un gol già fatto.

La vittoria è di quelle importanti, di quelle che fanno squadra e che fanno morale, lo Stadium è un calderone fumante come mai si è visto dalle parti di Torino, ma meglio non esagerare coi superlativi, perchè manca ancora un punto per passare agli ottavi, un punticino da prendere a Donetsk fra due settimane. Non è poco, ma giocando con questa intensità si può fare, e poi nel knockout stage potrebbe succedere qualsiasi cosa. Di Matteo lo sa benissimo, e anche Conte.

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