Stereophonic-non-Stereotypical
Alcune vicende giudiziarie ci distraggono, ma sarebbe sbagliato trascurare quello che si è visto (e sentito) nella seconda giornata dell'italico torneo pallonaro. Il Milan vince a Bologna con tre gol di Pazzini, ma il 3-1 finale è piuttosto bugiardo, perchè il Diavolo non fa molta paura, e il rigore che l'ex interista si guadagna è talmente osceno che potrebbe stare benissimo nei filmati di repertorio della scorsa stagione. Per non parlare del portiere bolognese che regala al Pazzo l'hat-trick con una madornale topica in uscita alta.
Poi arriva Udinese-Juventus, una partita sulla carta intrigante, ma che per via di uno scontro quasi automobilistico fra Giovinco e il portiere friulano Brkic, diventa noiosa e senza storia peggio di un film di Wenders; Brkic si becca un esagerato cartellino rosso, Vidal trasforma il rigore, e l'Udinese, già rinunciataria per scelta tattica, scompare letteralmente dal campo, sicchè i nostri possono passeggiare liberamente fino al 4-1 finale, con Lazzari che segna il gol della bandiera. La detestabile regola ammazzaportieri ha colpito ancora, e sarebbe ora e tempo di cambiarla; è vero che Giovinco con la crapetta riesce a superare Brkic in pallonetto, e poi finisce travolto, ma è altrettanto vero che il marcantonio di Novi Sad non può volatilizzarsi; procura un danno all'attaccante, ma in modo del tutto involontario, anche se il piccoletto per poco non ci rimette l'osso del collo. Il rigore, che significa gol nell'ottanta per cento dei casi, è una punizione più che sufficiente in un frangente del genere, ma il buon senso negli uffici dell'International Board latita da un bel po', e quindi avremo molte altre partite rovinate da questa stortura regolamentare.
Tornando alla Juventus, la vittoria aggiunge tre punti alla classifica e poco altro; la squadra è ancora in rodaggio, viaggia a ritmi piuttosto bassi, e Vucinic e Giovinco studiano da coppia offensiva titolare, mostrando qualche interessante fiammata, ma senza affaticarsi troppo, e nemmeno Carrera sembra particolarmente agitato; il neomister non ha certo la verve dialettica di Conte, e in conferenza stampa fa un po' dormire; questo, e le sue risposte generiche ai giornalisti nel dopopartita, contribuiscono a dare la sensazione che si voglia tenere le carte nascoste, quantomeno fino al debutto in Champions. Ma forse è solo un'impressione.
Un'altra impressione del tutto personale è che Inter e Roma siano due squadre raffazzonate assai, lunghissime in campo fin dai primi minuti e decisamente allegre in difesa. La partita di per sè è stata anche divertente, e sufficiente per scatenare gli entusiasmi di certi giornalisti alla disperata ricerca di un'antagonista credibile per la Juventus, ma la verità è che l'Inter low profile di Stramaccioni giocando così non farà molta strada, mentre la Roma, più giovane e talentuosa, porterà con sè i limiti storici del suo allenatore. Buone trame offensive, e il vecchio pirata Totti messo furbescamente sul centrosinistra, non potranno compensare la congenita fragilità difensiva del modulo di Zeman. Meglio il Napoli allora, più compatto e aggressivo, e con un bomber che nessuno ha.