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Stereophonic-non-Stereotypical

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HAYE HAYE WHAT CAN I DO

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Poche emozioni alla Imtech Arena: Wladimir ha vinto nettamente ai punti, e senza guadagnarsi neppure un nuovo fan, ma in sostanza è stato Haye a tradire le attese, perchè la ricetta di Klitschko è sempre la stessa, e ormai non c'è da aspettarsi molto altro: avanzare meccanicamente in avanti, frustare il sinistro per farsi largo, provare occasionalmente a doppiare col destro, ma senza esagerare che non si sa mai. Hayemaker l'ha fatta grossa soprattutto ai suoi fan, che se l'attendevano ben più combattivo dopo le spacconate del pre gara, ma anche lo spettatore neutrale gradirebbe un po' di spettacolo in più nella categoria che dovrebbe rappresentare nel mondo l'intero movimento pugilistico.

Qualcosa in realtà è successo, e il piano di Haye prometteva bene; aveva perfettamente senso allungare il brodo per un po', far attaccare Wlad cercando di farlo disunire,  e colpire di rimessa sperando di mettere il colpo gobbo, visto il mento non proprio granitico del ragazzone ucraino; e c'è da dire che per almeno metà incontro Wladimir è andato regolarmente a vuoto, e Haye ha provato a fare il Roy Jones, schivando jab dopo jab con grande facilità; ma il Roy originale, che tra l'altro era a bordo ring come l'ospite di lusso, di sicuro avrebbe inventato qualcosa di meglio degli scoordinati swing con cui l'inglese cercava inutilmente la mascella di Klitschko, ritrovandosi poi a scivolare spesso al tappeto per la troppa foga, e anche, bisogna dirlo, per l'umidità di questa piovosa serata amburghese. Dunque l'idea era buona, e c'era anche il coraggio, quello di pararsi davanti a un uomo che lo superava di dieci centimetri e quindici chili e sfidarlo sui riflessi, ma un'evidente limitatezza tecnica e tattica ha infine tolto a Haye qualsiasi chance di vittoria. Ci voleva un match alla Ray Leonard per portarsi a casa il grisbì: servivano astuzia, velocità, movimenti laterali, angoli difficili da leggere, soprattutto per un avversario così ingessato; bisognava tirar fuori combinazioni rapide e accecanti per abbagliare i giudici e strappare a Wlad le riprese più piatte; e l'impressione è che sarebbe bastato, ma Haye non è Leonard, non ha la sua furbizia, nè la capacità di adattarsi in corsa alle situazioni, nè probabilmente la sua voglia di vincere anche le sfide più difficli, sicchè si è limitato a schivare quasi tutto e a tentare il destraccio della domenica, ma non una singola volta ha provato a mettere insieme due o tre colpi. Quindi, combattendo a sprazzi, non poteva che favorire Wladimir, il quale almeno metteva insieme metodicamente jab su jab, e con la quantità, più che la qualità, si portava a casa un verdetto largo e tutto sommato meritato, mentre per Haye, insieme alla sconfitta, c'è anche la delusione di noi teleutenti, per averci fatto credere di avere qualcosa di buono in serbo, per poi scoprire a mezzanotte passata che di trucchi nel cilindro non ce n'erano più.

 

Due parole però vanno dette anche sul match dal punto di vista di chi l'ha guardato in TV: santa sia Sportitalia, che coraggiosamente ci scodella un po' di boxe in diretta, in mezzo a tanto calcio, ma è stata una vera tortura doversi sorbire per un'ora e un quarto (esclusi i sottoclou, che in pochi avranno visto) il letargico terzetto Panchetti\Orlando\Cherchi; ora, pur rispettando l'esperienza e la storia di Salvatore Cherchi, probabilmente l'unico dei tre con una qualche vera competenza in materia, bisogna ammettere che tre pensionati tedeschi stravaccati in birreria davanti al maxischermo avrebbero saputo fare molto meglio, anche dopo sei o sette boccali di doppio malto.

Nella mia beata ingenuità ho sempre pensato che prima di andare in TV, bisognasse stabilire delle condizioni di base, quelle a cui i bistrattati telecronisti Rai probabilmente sono vincolati dalla prassi aziendale: pronunciare correttamente e uniformemente il cognome degli atleti, almeno per quanto riguarda il main event; non biascicare e non sovrapporsi nel commento; avere almeno uno che capisce quattro acche di inglese (di INGLESE, non di finlandese) e di tempi televisivi, in modo da non perdersi in chiacchiere nei momenti salienti del match, e magari procurarsi dei pezzi di carta su cui annotare i propri punteggi, perchè il "personalissimo cartellino" del nostro buon vecchio Tommasi quello era, un post-it.

Invece i tre marmittoni non ne hanno azzeccata una, ma di sicuro se la sono spassata come fossero al bar, parlando del più e del meno, mentre Klitschko e Haye agitavano l'aria intorno a loro, e alla fine si sono anche persi il verdetto, oltre a tutte le interviste e i replay. E noi che una volta criticavamo Dario Puppo guarda un po' ne abbiamo sentito davvero la mancanza.

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