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17 agosto 2011 3 17 /08 /agosto /2011 18:20

ESCAPE

 

Negli anni '80 il vocabolario massmediologico americano catalogava sotto l'etichetta "Corporate Rock" i gruppi che potevano permettersi massicce tournee su scala nazionale in stadi o luoghi aperti, con grande presenza di pubblico, sponsor commerciali importanti, e soprattutto, parlando propriamente di musica, era così definito l'hard rock melodico e radio friendly, vendibile (e venduto) soprattutto grazie a poderose power-ballads che poi incombevano per mesi in tutte le stazioni radiofoniche.

Dunque a ben guardare non si tratta di una definizione del tutto positiva, anzi a qualcuno questo "Corporate Rock" non piaceva affatto; sicuramente non piaceva ad alcuni critici talebani, non piaceva ai metallari duri e puri, e l'intera ondata punk di fine '70 e inizio '80 veicolava con fracasso una dura protesta contro tutto ciò che era mainstream, quantomeno, bisogna dirlo, fino all'avvento dei Clash, che divennero a stretto giro di posta decisamente mainstream essi stessi, creando un interessante corto circuito ideologico, oltre che degli album di un qualche interesse.

Tornando al variopinto contenitore del Corporate Rock, di sicuro in cima alla lista troverete "Escape", l'album dei Journey più venduto, uscito per Sony\CBS trent'anni fa, esattamente il 31 luglio 1981, uno di quei dischi che sposta l'asticella un centimetro più in alto per tutti, e uno dei più "corporate" in assoluto, pensando ai 9 dischi di platino, ai cartelloni giganti firmati Budweiser, e al fatto che se ne fece perfino un arcade, progettato da Atari.

All'epoca c'erano Boston , Foreigner, REO Speedwagon, Styx, Peter Frampton: non era facile essere originali, e forse "Escape" nemmeno lo è molto, ma ha tutte le caratteristiche per essere un classico, cioè per conservarsi nel tempo, al di là delle mode, pur mantenendo un'impronta tipica di quel periodo. Forse non riuscirà oggi, a suonare moderno come prometteva all'epoca la sua avveniristica copertina, ma ad esempio il successore "Frontiers", che comunque godette di buone recensioni, è invecchiato molto peggio, eppure Neal Schon è sempre lì, insieme alla voce luminosa di Steve Perry, che della band sicuramente era la punta di diamante.

"Escape" è un classico perchè rappresenta un'istantanea ben definita di un gruppo al vertice delle proprie capacità, un gruppo in cui si è completata, con l'innesto del tastierista Jonathan Cain, una decisiva transizione dal prog-rock di matrice Seventies dei primi album, imperniato sul carisma del grande Greg Rolie e sull'inclinazione soul di Steve Perry, a una ricerca melodica pop full Eighties, in cui il ricco ed emozionale ventaglio vocale di Steve si fondeva alla perfezione, e i talenti di Neal Schon, di Cain e dell'eccelsa sezione ritmica potevano spiccare e amalgamarsi al meglio.

E poi, basterebbe "Don't stop Believin'". Pare che sia, statisticamente, il brano più scaricato su Itunes negli Stati Uniti. So che è un discutibile primato, ma qualcosa vorrà pur dire.

Probabilmente l'edizione migliore soundwise è quella rimasterizzata (da Bob Ludwig) del 1996; la Japan 1st press (35DP-6, una delle primissime uscite nella storia del dischetto in policarbonato) non è male ma ha un volume davvero basso, e le derivate CBS\Epic uscite negli '80 sono un po' opache, come se fosse stata usata una copia di terza generazione dei master originali. Un'ulteriore ristampa del 2006 dal volume un po' sparacchiato è interessante in quanto contiene come bonus tracks tre brani live tratti da una data a Houston del 1981 (di cui esiste la versione video, davvero eccellente), e l'ottima "La Raza del Sol", che comparve come b\side del singolo "Still they Run".

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Published by Doyle - in music
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