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19 novembre 2010 5 19 /11 /novembre /2010 01:08

robert downey jr esquire

 

 

 

Dice Wikipedia che, abbinando con inaspettato buon gusto azione, glamour e effetti speciali all'ultimo grido, il primo “Iron Man” ha incassato la bellezza di 300 milioni di dollari solo in Canada e Stati Uniti, raccogliendo critiche estremamente positive nonostante appartenga ad un genere che per definizione corre pericolosamente vicino al limite dell'americanata fracassona; bravi davvero, ma il fatto è che il miglior effetto speciale del film ha un volto e un nome, quelli di Robert Downey Jr., il protagonista, finalmente riemerso dalle nebbie della sua dipendenza dagli stupefacenti e da una spirale negativa che lo stava ingoiando nonostante il suo immenso talento.

Ai tempi pionieristici di James Bond e della Spectre, erano il fascino di Sean Connery prima, e l'aplomb di Roger Moore poi a salvare spesso la baracca, soprattutto in presenza di copioni poco avvincenti o in mancanza di idee adeguate, come del resto molte delle recenti performances di mostri sacri come Al Pacino o Bob De Niro stanno evitando a film modesti di finire prima del previsto negli scaffali delle offerte speciali; in questo caso invece, come anche nel recente sequel, il redivivo Robert è il miglior plus possibile per un lavoro con una simile impronta spettacolare, e anzi impreziosisce questo capitolo della epos marveliano come ad esempio il pur ottimo Edward Norton non è riuscito a fare incarnando il volto umano dell'Incredibile Hulk. Gli sceneggiatori hanno ritagliato e consegnato a Downey una copia ingigantita di se stesso in completo sartoriale, e uno spazio di manovra inusitato per uno che in fondo dovrebbe solo interpretare un supereroe, e si sono visti con somma sorpresa riconsegnare un nuovo James Bond infantile, genialoide e stracciafemmine che fabbrica da sè solo i gadget più incredibili, e sperpera quattrini di tasca sua anziché mettere tutto in conto a sua Maestà; e questo, per una formidabile coincidenza storica, proprio mentre oltremanica la Eon Production prende la difficile decisione di azzerare la saga dell'agente segreto meno segreto al mondo, passando il ruolo dall'ingessato Pierce Brosnan a un Daniel Craig manesco e poco espressivo, com'era per intenderci il primissimo Dirty Harry Calla(g)han, certo per ringiovanire e rinnovare una serie cinematografica che è in effetti la più longeva della storia, ma che però per molti dei suoi fan più accaniti non può prescindere da alcune delle costanti improvvisamente cancellate per amor di modernità: 007 è prima di tutto un viveur, è un abile, distinto, raffinato figlio di mignotta con un debole per le donne e le macchine veloci, così come lo voleva Fleming; è ben vero che lo scrittore l'aveva tratteggiato anche come fumatore accanito, dedito all'alcol, maschilista e assassino con pochi scrupoli, ma purtroppo al giorno d'oggi non è il caso di eccedere col politically incorrect, anche se ci piacerebbe assai, perchè in effetti non si capisce per quale ragione uno che spara raggi laser dall'orologio e usa certi grevi doppi sensi non possa ogni tanto accendersi una Marlboro, magari dopo essersi spupazzato una Bond Girl.

Dunque, non sarebbe piaciuto affatto a Fleming questo nuovo Bond in versione Rambo, ma quanto avrebbe goduto per il genio sregolato di Tony Stark, per la sua Audi che sfreccia come un proiettile e per il suo smoking su misura, o per la trovata del Gran Premio di Montecarlo con le Formula 1 vintage, e soprattutto per gli occhi furbi e la battuta pronta di Robert Downey Jr., proprio lui, Fleming, che avrebbe voluto David Niven come protagonista, e che di Sean Connery non poteva sentir parlare perchè sembrava “uno stuntman nerboruto” e aveva dei modi da campagnolo. E non per niente RDJ è stato scelto da Guy Ritchie per incarnare Sherlock Holmes, che di 007 è il primo e più illustre antenato.
Quindi qualcuno in Inghilterrra se n'era accorto. E qualcuno avrà anche visto “Kiss Kiss, Bang Bang”, tanto per rimanere in tema di coincidenze.

Robert ha bruciato quasi vent'anni con droghe e alcol, ricalcando il vizioso e complesso personaggio che interpretò nel poco conosciuto “Less than Zero” nel 1987, ma la sua seconda vita si annuncia ricca di soddisfazioni: gli episodi di “Iron Man” sono destinati a diventare tre, poi l'universo Marvel prenderà forma cinematografica definitiva con il colossale progetto “The Avengers”, eppure la certezza è che un talento del genere non resterà intrappolato in un'armatura rossa e oro, anzi forse sarà l'armatura a restare incatenata a lui. Niente male per uno che non riusciva a finire una puntata di “Ally McBeal” perchè aveva la “narcotici” alle calcagna.

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Published by Doyle - in roundabout
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