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9 aprile 2012 1 09 /04 /aprile /2012 12:22

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Umberto Bossi aveva avuto una giusta intuizione: già negli anni '90 la politica "romana" pareva davvero aver perso il contatto con la gente, e con la realtà; troppi privilegi, stipendi da nababbi, auto blu, salotti e ristoranti stellati. Quindi, aveva pienamente senso ripartire da una logica regionale per riappropriarsi di un consenso popolare maggiormente agganciato al territorio, con davanti agli occhi ben chiaro il modello del vecchio PCI\PDS\DS, ancora imbattibile in questo senso. Umbertone ambiva segretamente a rimpiazzarlo, con la capacità di denuncia, col panem et circenses delle salsicce grigliate e delle piadine, con la canottiera anzichè il completo sartoriale, con un linguaggio forte e con slogan caciaroni da contrapporre ai bizantinismi del politichese. Ebbene, in un decennio la missione è stata portata a termine, e la Lega è riuscita a radicarsi al Nord come nessun altro, ma il prezzo da pagare è stato molto alto: imitare i cattivi maestri comunisti ha portato l'establishment leghista a ereditarne anche i difetti peggiori; molti slogan, sì, ma sempre più vuoti; molte denunce, certamente, ma pochi rimedi; il popolo che rumoreggia e si muove, anche se non si sa bene dove vada.

E al culmine di questa tragica emulazione, la Lega si trova adesso coinvolta negli stessi maneggi che per anni ha denunciato, e, di conseguenza, in profonda crisi di credibilità.

Bossi ha scrutato dentro l'abisso di Roma Ladrona, senza accorgersi che l'abisso ha scrutato dentro di lui. E adesso è davvero la fine.

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Published by Doyle - in roundabout
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