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9 giugno 2012 6 09 /06 /giugno /2012 12:05

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Ecco qualcosa che dovrebbe avere un certo rilievo mediatico, e invece non ne sta avendo per niente; il processo Telecom, processo che, per la cronaca, si svolge a Milano da qualche anno nel più completo silenzio di stampa e TV, e questo nonostante riguardi un increscioso caso di spionaggio industriale ad alto livello, che coinvolge due società molto importanti, la Telecom, appunto, e la Pirelli.

Tutte le responsabilità del dossieraggio illegale sono state scaricate dall'allora  grande capo Tronchetti Provera sul suo direttore della security Tavaroli, il quale però sta rispondendo colpo su colpo, e adesso accusa, fra le altre cose, Tronchetti e Moratti di avergli commissionato già nel 2002 pedinamenti, controlli e intercettazioni (illegali) proprio sui futuri inquisiti di Calciopoli, Pairetto, Bergamo, De Santis, Moggi, e altri personaggi del mondo del calcio, attraverso una struttura di intelligence interna a Telecom, il cosiddetto Tiger Team, che la tesi difensiva di Tronchetti affermava aver agito motu proprio e non per ordini superiori.

Una sentenza del giudice Mariolina Panasiti risalente ormai al settembre 2010, verso cui la procura di Milano ha fatto ricorso, perdendo, ha invece ribaltato la questione affermando che il Tiger Team non era affatto una "scheggia impazzita", anzi agiva "sulla scorta di un interesse aziendale, talora un interesse pressochè esclusivo del presidente delle sue società Tronchetti Provera", il quale perciò si ritrova nuovamente indagato.

Ma ciò che interessa a noi è aver intuito cos'è veramente successo nel 2006, e cioè che si fabbricò ad arte uno scandalo per favorire la squadra di calcio aziendale, in disperato bisogno di rilancio, e poi è deprimente constatare la completa (e dolosa) sordità della Federcalcio davanti a una notizia che smentisce pesantemente tutte i teoremi della giustizia sportiva e tutte le dichiarazioni rilasciate da Moratti in quel periodo, sottolineando invece la velocità quantomeno sospetta con cui si è voluta archiviare questa pratica, consegnando uno scudetto-premio a chi aveva condotto indagini illegali, e lasciando cadere ogni cosa in prescrizione nonostante rumors allarmanti fossero in circolazione già dal 2007.

Si muoverà qualcosa adesso? I 444 milioni di danni chiesti da Agnelli sono uno stimolo sufficiente? O conviene ancora tapparsi le orecchie e credere a Paparesta chiuso negli spogliatoi?

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Published by Doyle - in sport
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