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27 novembre 2012 2 27 /11 /novembre /2012 16:11

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Che piacere finalmente, dopo un big match, vedere un post partita senza polemiche, senza interisti e napoletani che si stracciano le vesti, e senza le solite manfrine sui "campionati falsati". Tanti sorrisi e pacche sulle spalle, quando la Juventus perde, e la sensazione latente, da parte nostra, che chiunque, un arbitro, un dirigente federale, un magistrato o un presunto tale, tutto sommato possa danneggiarci a cuor leggero, tanto nessuno si scandalizza, come del resto è successo l'altr'anno a San Siro, o contro il Genoa.

Ma di arbitri è meglio non parlare troppo quando si gioca male come domenica sera, contro un Milan ai minimi termini che nel secondo tempo passa la metà campo forse una sola volta; lenta e priva di mordente, la Juventus si fa mettere sotto da un rigorino inventato da Rizzoli; Isla, che aveva una grande occasione di mettersi in mostra, è letteralmente inguardabile; Vidal, Marchisio, Vucinic, Quagliarella e Asamoah aspettano la manna dal cielo (che non arriva), e arriva invece molto presto il sessantesimo minuto senza che si sia costruito quasi nulla. Alessio tarda a inserire Pogba, e tiene in panca Giaccherini preferendogli misteriosamente Padoin sulla destra; il risultato è che, nonostante un'ultima mezz'ora in costante proiezione offensiva, usciamo da san Siro a testa bassa, avendo tirato in porta sì e no due volte, e soprattutto con una prestazione che Conte definirebbe agghiacciante. Di conseguenza, il Napoli ci rosicchia tre punti, con un 1-0 stiracchiato (e non privo di polemiche) a Cagliari, mentre l'Innominabile per fortuna si incarta a Parma, altrimenti, oltre alle fesserie sulla resurrezione del Milan e il potere taumaturgico del Berlusca, questa settimana ci toccava sorbirci anche altre sviolinate sul genio di Stramaccioni e sull'immarcescibile capitan Sanetti. Sai che barba.

 

Sulla prestazione di Isla, apparso davvero senza idee, potrebbe valere un'osservazione tattica che fece Nedved qualche anno fa parlando del suo ambientamento nella Juventus. La difficoltà più grande, secondo Pavel, era stata abituarsi a giocare sempre contro difese schierate, e in una situazione di costante possesso palla, provenendo invece da una squadra in cui, come accadeva del resto nell'Udinese di Guidolin, il gioco si basa invece sul rubar palla e ripartire a tutta velocità e (soprattutto) a campo aperto. Isla, a Udine, pur cambiando spesso la sua posizione di partenza, ha sempre sostanzialmente giostrato da centrocampista incursore, lanciandosi negli spazi, ma qui la musica è diversa, spazi se ne vedono pochi, e bisogna imparare a muoversi con più intelligenza per crearne anche dove non ce ne sono. Anche Krasic è stato vittima di questa difficoltà tattica, e Isla non è Nedved purtroppo, ma non è ancora il momento di disperare; il ragazzo è del '88, c'è tempo per migliorare.

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Published by Doyle - in sport
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