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30 ottobre 2012 2 30 /10 /ottobre /2012 10:58

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Sarà perchè il partito degli antiuventini è la maggioranza, ma gli errori arbitrali a favore della Juventus sono da sempre filosoficamente diversi dagli altri, e da sempre valgono per costoro come dimostrazione inequivocabile dell'esistenza di subdole (e fantasiose) macchinazioni. Ogni prova contraria non è accettata, o finisce velocemente nel dimenticatoio delle fatalità, e ai tifosi bianconeri non resta che farsi scivolare addosso certe illazioni, perchè controbattere a tutti è quasi impossibile; l'antijuventinità come forma mentis è una malattia non guaribile.

Tutto ciò non ci ha mai preoccupato molto fino al 2006, quando il tasso di antijuventinità ha conosciuto una storica impennata grazie all'apporto della maggiore azienda di telecomunicazioni nazionale, di alcuni giornalisti poco equilibrati, e di qualche manina santa che ha dato in pasto alla stampa una quindicina di conversazioni telefoniche, e questa (niente affatto fantasiosa) macchinazione è costata alla Juventus un quinquennio sportivo orribile e perdite economiche da far drizzare i capellli.

Adesso ci risiamo, con i complotti e la sudditanza psicologica, un termine interessante, quasi freudiano, coniato, fra l'altro, negli anni '60 per descrivere l'atteggiamento dei direttori di gara nei confronti dell'Inter di Moratti padre. Ma non serve scomodare Freud per spiegare gli arbitri di oggi: basta osservarli. Non è sudditanza psicologica quella che li fa sbagliare decisioni come quella di domenica, ma incapacità. Incapacità, e mancanza di polso, perchè poi, a chi segue il calcio da almeno vent'anni non possono non venire in mente Agnolin, Casarin, o Lo Bello, che avevano le palle e mai e poi mai si sarebbero rimangiati una loro decisione, anche con intorno un nugolo di giocatori incazzati come muezzin. Un arbitro fornito di personalità non si fa mettere i piedi in testa da nessuno, anche perchè ha in tasca le armi per difendersi, può ammonire, espellere e mettere a referto, e il suo giudizio all'interno del rettangolo di gioco è insindacabile. Deve esserlo, altrimenti ha ragione Pulvirenti, è finito tutto; solo che non è colpa della Juve.
Il guaio è che la personalità non si instilla con un corso a Coverciano. C'è, o non c'è.

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Published by Doyle - in sport
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