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24 marzo 2013 7 24 /03 /marzo /2013 15:51

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Potenza della Rete, sono riuscito a vedere in "differita" il mondiale welter WBO tra Bradley e Provodnikov. Per troppa curiosità mi ero già rovinato la sorpresa leggendo nei siti specializzati che Tim e Ruslan si sono riempiti di botte e che il match è un sicuro candidato a essere Fight of the Year, ma è stato molto divertente lo stesso. E guarda un po', Bradley ha rubacchiato un altro verdetto favorevole, dopo la scandalosa split decision strappata a sua maestà Pacquiao l'anno scorso.

Paradossalmente, l'ha rubacchiato con l'atteggiamento opposto rispetto alla "modalità sopravvivenza" innestata per dieci round davanti al campione filippino; con una robusta dose di incoscienza, e confidando sui suoi mezzi tecnici, indubbiamente superiori a quelli del modesto contender russo, gli si è parato davanti e si è messo a fare a botte come se stessero girando "Rocky VI", incurante della mitragliata di "fuck" che arrivavano da quella vecchia volpe di Joel Diaz all'angolo. Perchè Joel è messicano e gli fumano sempre le palle, ma ha esperienza da vendere e sapeva benissimo che l'unico modo in cui Provodnikov avrebbe potuto azzerare un abissale gap tecnico sarebbe stato trasformare l'incontro in una rissa, e Tim, un po' troppo sicuro di vincere, stava puntualmente servendo quest'occasione al suo avversario su un piatto d'argento.

La certezza di essere migliore di Provodnikov stava per fregare Tim già al primo round, quando dopo un durissimo destro d'incontro è ruzzolato malamente a terra; un arbitro decisamente casalingo l'ha salvato da un giusto conteggio, e da un 10-8 nei cartellini che già da solo avrebbe cambiato le sorti del match; se l'è cavata poi rischiando tantissimo anche nel secondo e nel sesto round, finchè all'ultimo giro di orologio, l'ennesima mazzata di Ruslan ha spedito Desert Storm al tappeto, questa volta legittimamente, ma non c'era più tempo per finire il lavoro, e Tim è riuscito anche mezzo morto a rimettersi in piedi a pochi secondi dal gong finale, evitando il clamoroso KO.

Quindi perchè Bradley ha vinto? Se per quanto concerne il match con Pacquiao la domanda è rimasta insoluta, in questo caso una mezza idea ce l'abbiamo. Tenendo sempre presente che combatteva a casa sua, in California, è chiaro come il sole di Palm Springs in agosto che Tim ha migliore tecnica di base, porta un numero alto di colpi e ha maggior precisione e continuità; possiede più esperienza ad alti livelli e ha saputo gestire bene le proprie energie, senza rimanere mai a secco, mentre Provodnikov ha dovuto spesso rifiatare e concedere l'iniziativa all'avversario, rimanendo passivo per troppo tempo, segno di una condizione fisica imperfetta. Il campione ha poi di sicuro uno stile più ortodosso rispetto alle neanderthaliane randellate del "Siberian Rocky", ed è un altro fattore questo che inevitabilmente impressiona i giudici. Parare i colpi con la faccia non è una grande idea in un campionato mondiale, e se Freddie Roach non è riuscito a togliere quest'abitudine al suo pupillo, neppure un miracolo potrebbe bastare. Forse Fredo Cucaracha sperava proprio in quello, nella "chance del picchiatore", e in effetti Ruslan c'è andato vicino, ma Bradley, altro punto a sua favore, ha mostrato un cuore d'acciaio rimanendo in piedi e continuando a rispondere ai colpi anche in stato di incoscienza.

Le statistiche dicono che Tim ha messo a segno una montagna di colpi, il doppio del suo avversario, il cui volto pesantemente segnato ne è inequivocabile testimonianza, ma a rischiare l'osso del collo è stato proprio Bradley, e più di una volta, nonostante un vantaggio tecnico e fisico, visto che si è presentato sul ring addirittura a 159 libbre, ossia quasi da peso medio. E' un altro fattore, questo, che potrebbe aver accentuato l'arroganza del campione WBO, perchè combattere naso a naso non avendone le doti non è solo è un marchiano errore tattico; è segno di eccessiva presunzione. E così Bradley si trova con due vittorie di fila e una cintura mondiale, ma rischia di non interessare a nessuno.

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Published by Doyle - in sport
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