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25 aprile 2011 1 25 /04 /aprile /2011 12:23

LZDKJ

 

 

 

E' sicuramente senno di poi, ma oggi sappiamo che con la tecnologia dei primi '70 non era affatto semplice convogliare la cruda energia degli Zeppelin nella ristretta banda dinamica del nastro analogico; basta mettere su LZ II per accorgersene, a prescindere dal formato. Quindi chi ha dovuto occuparsi di riportare in digitale master tape così difficili, si è trovato davanti a una scelta: cercare di sistemare le cose in qualche modo, come si cerca di fare da anni e con scarsissimo successo con vecchie glorie come “Pet Sounds”, oppure lasciare tutto com'è; inizialmente fu scelta questa seconda opzione, e, come quasi tutti i compact disc usciti negli anni '80, la prima serie Atlantic è interamente ad opera di Barry Diament, ad eccezione di "LZ IV", il cui master per cd fu preparato da Joe Sidore, e si sa che non furono usati i master originali, ma copie digitali flat.

I “Diament” hanno un taglio ben definito: Barry adopera un suo personalissimo modus operandi, e usa solo hardware di sua proprietà o che conosce bene; i risultati sono quelli apprezzati per esempio nelle prime edizioni del catalogo di Bob Marley, poi misteriosamente sostituite a fine anni '90: suono caldo e rotondo che ricorda il LP, dinamica inalterata, niente compressione, niente no-noise, e equalizzatore adoperato solo in caso di stretta necessità; in sostanza, nessun tentativo di adeguare il sound degli album al nuovo formato, ma solo un riversamento digitale il più fedele possibile alle scelte soniche originali, anche nel caso di master tape molto "sporchi" come "LZII" e "Physical Graffitti"; un discorso analogo vale per Sidore e per il suo "LZIV", che agli espertoni appare un riversamento addirittura quasi senza alcun ritocco.

Le tirature di questa prima edizione sono state molteplici, data la popolarità del gruppo, e le copie create da Diament e Sidore hanno subito nel tempo qualche alterazione: non è infrequente trovare soprattutto "LZ" e "LZIV" con i canali scambiati in alcuni brani, e "Physical Graffitti" accorciato di qualche secondo, e questo sta a significare che molte tirature successive alle prime potrebbero provenire da ulteriori copie, di seconda o terza generazione.

In generale però, le prime edizioni sono facilmente identificabili coi numeri di matrice, e ancora reperibili a prezzi piuttosto bassi, data l'età ventennale.

I numeri sono questi, escludendo "The Song remains the same", di cui, essendo un live piuttosto rumoroso e di non eccelsa qualità audio, la moderna versione ampliata è da preferire per un fatto di quantità più che di qualità.

 

LZ SD-19126-2 (con 32XD e 20P2 come prima e seconda tiratura giapponese)

LZII 19127-2 (idem)

LZIII 19128-2 (idem)

LZIV 19129-2 / EUROPE 250 008 (idem, target esistente, sia Japan che WG)

HOUSES OF THE HOLY 19130-2 / EUROPE 50014 (32XP e 20P2, target Japan e WG)

PHYSICAL GRAFFITTI SS 200-2 (55XD e 36P2)

PRESENCE SS 8416-2 (32XD e 20P2)

IN THROUGH THE OUT DOOR 16002-2 / EUROPE 059 410 (idem)

CODA 7 90051-2 (idem)

 

Barry stesso, che è membro di un enorme forum hi-fi, ha confermato che la prima e la seconda serie giapponese riflette al 100% il suo lavoro, come nel caso degli AC\DC (e quindi è immediatamente partita la "caccia"), mentre non tutte le copie con questi numeri gli sono sembrate perfettamente uguali al suo originale, spesso per questioni di stampa; infatti, nonostante i numeri di matrice uguali, i cd degli Zeppelin venivano prodotti in diverse fabbriche con risultati che all'orecchio di BD risultavano sempre lievemente diversi; nell'anello centrale si potranno trovare punzonature JVC, Daio Kosan, WEA, Columbia House, addirittura DIDX Sony (che sta per Digital Identification External, cioè sta ad indicare che la pressing plant Sony è stata usata per un progetto altrui), con le giapponesi che restano fra le più ricercate

In conseguenza a tutto questo ragionamento, il criterio migliore sarebbe quindi trovare fra le prime edizioni quelle più vecchie, senza codice a barre, o quantomeno, qualunque copia rechi la dicitura West Germany o Japan da qualche parte, e frequentando le bancarelle delle mostre del disco è una missione meno difficile di quello che sembra.

 

Nel 1990 ebbe luogo una massiccia operazione di rilancio dei titoli Zeppelin, prima con i due succulenti box “Remasters” e poi con l'intera serie di album ripubblicata, impacchettata diversamente (meglio) e soprattutto, appunto, rimasterizzata da George Marino con la fattiva presenza di Jimmy Page alla console, o almeno così fu dato ad intendere all'epoca. Ora, Marino è un ottimo professionista, ed è pressochè certo che abbia avuto un materiale migliore su cui lavorare rispetto a Barry Diament, cioè i veri master e non delle copie, quindi queste edizioni anni '90 non sono affatto male, ma secondo me, e secondo molti altri, rappresentano un tentativo seppur cauto di dare un maggior mordente allo Zeppelin-sound, di offrire maggiori dettagli, a scapito della facilità d'ascolto e dell'impatto complessivo; e il fatto che Page fosse presente durante le operzioni, e abbia potuto trafficare al banco mixer, non è neanche un grosso punto a favore di queste seconde edizioni, visto che il buon Jimmy pare sia sordo come una campana dopo anni di concerti a tutto volume.

Fatto sta che il taglio “vinilico” dato da Diament sembra qui quasi del tutto abbandonato, saranno anche sfumature, ma alla prova del nove, alzando a tutto volume, i Diament sono più gradevoli, più rilassati, e i Marino leggermente congestionati, e un po' aggressivi sui medioalti.

Poi più o meno nel 2001 sono spuntate fuori altre George Marino, con jewel case trasparenti e adesivo rotondo ben in vista, che riportano semplicemente lo stesso mastering aumentato abbastanza nettamente di volume, e questo vale anche per i relativi mini-LP, che curiosamente, riportano la matrice giapponese WPCR (Warner Pioneer) anche nelle edizioni uscite qui, come se il packaging fosse stato riciclato; dunque, aumenta ancora di più il rischio di dover essere costretti ad abbassare il volume, quando il desiderio del rockettaro medio dovrebbe essere l'esatto contrario.

Stesso problema per la recente raccolta “Mothership”, assolutamente trascurabile per il collezionista ma potenzialmente interessante per chi si avvicina al gruppo per la prima volta; John Davis si è occupato di rimasterizzare nuovamente i brani prescelti, ma ancora puntando più che altro su un boost  di potenza, aumentando così la forbice già esistente tra i vecchi LP (che con pregi e difetti restano il nostro punto di riferimento) e le edizioni correntemente disponibili.

Quindi meglio non affannarsi troppo: la scelta più logica rimane affidarsi alle vecchie edizioni, anche se ormai si trovano solo usate, e il booklet interno è ridotto qusi a zero.
Questa che vedete in foto è un antica edizione cosiddetta Japan for USA, risalente al tempo in cui negli Stati Uniti non era stata ancora avviata la produzione di compact disc, che per la cronaca iniziò a fine '84 con la pressing plant Sony a Terre Haute, nell'Indiana; non è affatto strano trovare compact disc con lo stesso aspetto grafico ma marcati (più o meno visibilmente) Victor, WEA o JVC America; Daio Kosan, un marchio un po' più raro, era un'azienda elettronica, ora scomparsa, partner del colosso Matsushita.

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Published by Doyle - in music
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