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21 febbraio 2013 4 21 /02 /febbraio /2013 23:52

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Dieci Maradona batterebbero dieci Gattuso? E' un vecchio dilemma filosofico del calcio che ha trovato opinioni contrastanti, ma non c'è dubbio che la partita di ieri sera sia una possibile risposta. I dieci Maradona hanno parcheggiato l'autobus nella metacampo del Milan, si sono passati la palla fra loro forse un migliaio di volte in cerca del varco giusto, ma sostanzialmente non hanno prodotto in 90 minuti una singola azione da gol degna di nota, una di quelle per cui questa squadra è ricordata. E' bastato che i dieci Gattuso si schierassero ben chiusi in difesa in due linee da quattro, con il resto di due, se la matematica non mi inganna, che serviva a ripartire velocemente appena ce ne fosse stata la possibilità. Poi, i Maradona schierati in difesa sono tutt'altro che ineccepibili, e degli attaccanti scaltri possono metterli in seria difficoltà, come ben si è visto ieri, e a dir la verità si era visto anche lo scorso anno con le barricate erette dal Chelsea.
Allegri, che non è uno sprovveduto, alla lezione di Di Matteo ha preso appunti accuratamente; non avendo un Drogba, ha preferito attaccare sulle fasce, ma la sostanza non cambia; il Barça si può bloccare, come lo stesso Max aveva spiegato nel pre-gara, rendendo il suo possesso palla sterile. Se poi gioca a ritmo basso come ieri, per i Gattuso è festa grande, mentre i Maradona sbattono stolidamente contro il muro difensivo. E neppure lo svantaggio, maturato per la verità in modo abbastanza fortuito, ha scosso Iniesta e compagni, apparsi incapaci di cambiare marcia e di trovare una soluzione allo stallo scacchistico imposto dalla sagacia tattica del Milan.

Forse il Barcellona non sta bene fisicamente, forse la truppa è stanca dopo anni di trionfi, fatto sta che il 2-0 mette gli azulgrana in grossi guai; un golletto rossonero al Camp Nou sarebbe la fine, e non sembra un evento così imrobabile, anche senza l'apporto di Balotelli che in Champions non può giocare e per questo se ne stava in tribuna a sghignazzare palpeggiando la playmate del mese.
E' ben vero che il Barça ha incantato il mondo per anni con un calcio di grande qualità, però, il formidabile tique-toque inventato da Guardiola presuppone una certa rapidità di esecuzione, che ieri non si è mai vista, e un continuo interscambio fra i mediani che però diventa caotico se l'ingranaggio non funziona alla perfezione. La squadra guidata oggi da Vilanova e Roura si è strutturata nel tempo con tutti uomini della cantera: erano ben dieci ieri sera, un autentico record e probabilmente il vero segreto del team; si è stratificata lentamente fino a diventare un organismo perfettamente omogeneo, talmente omogeneo da avere una crisi di rigetto ogniqualvolta si cerca di trapiantarvi un corpo estraneo, che si chiami Ibrahimovic o Sanchez, o Fabregas, perchè anche il figliol prodigo Cesc messo al centro, con Iniesta spostato quasi all'ala sinistra, sembra tanto una mossa forzata, e sbagliata. Sicchè anche il Barça, quando è in difficoltà, non può mai cambiare spartito; non possiede per sua stessa natura una tipologia di giocatore offensivo che gli permetterebbe, esempio banale, di buttare qualche pallaccia in avanti sperando in bene. O arriva al gol con la manovra, o è fritto. E forse stavolta è proprio fritto, e va a finire che il Milan proletario di Allegri passa ai quarti con pieno merito.

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Published by Doyle - in sport
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