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24 luglio 2011 7 24 /07 /luglio /2011 18:52

amy_winehouse_dead_27.jpg

 

Quando hai 15 anni e maneggi un disco dei Doors, finisce che fissi le foto di copertina, e pensi che sì, quello lì è morto a 27 anni, la sua vita ha corso veloce, veloce fino a schiantarsi, e ti sembra di vederne la traiettoria, da qualche bar sudaticcio di Venice Beach all'Hollywood Bowl, poi a Londra, a Parigi, con le canzoni e le poesie, inzuppate di whisky e LSD, la chitarra elettrica, l'Hammond, le ragazze in delirio. Ce n'è abbastanza per due o tre vite.

Ma quando ne hai 36 e ti dicono che è morta Amy Winehouse, dopo aver svuotato l'ennesima bottiglia, o ingoiato altre cento pillole, i suoi 27 anni incauti, eccessivi, tormentati, e incartati e venduti al pubblico pagante diventano solo 27, un viaggio troppo corto per conoscere la vita, anche con un cuore che sente più forte del normale. Intossicarsi di veleni per distruggere tutto quello che ci opprime è un grande errore: si distrugge solo se stessi, e il viaggio diventa senza ritorno.

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Published by Doyle - in music
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commenti

Daniele 07/24/2011 21:03


Sì alla fin fine è così, la differenza la fanno soprattutto gli occhi con cui guardiamo certi eventi...e la poesia in una morte per overdose è soprattutto quella che ci vogliamo trovare noi.