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10 luglio 2011 7 10 /07 /luglio /2011 20:20

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Cercando con Google delle immagini corrispondenti alla parola chiave “patata bollente”, Guido Rossi compare già a pagina 1, nella stessa schermata in cui sono presenti una tipa con delle grosse chiappe , la copertina di una videocassetta porno, degli imbarazzanti fotomontaggi di Silvio Berlusconi, e parecchi fotogrammi di un film con Pozzetto e Massimo Ranieri che forse qualcuno ricorda. Google non mente: la decisione presa nel 2006 da questo signore, di concerto con i tre famosi “saggi” Aigner, Coccia e Pardolesi, di assegnare in fretta e furia il prestigioso titolo di campione d'Italia alla squadra con la divisa a strisce nerazzurre (del cui CdA, a margine, il suddetto era stato a lungo membro), era complicata da maneggiare come una patata bollente già cinque anni fa, quando quantomeno intorno al team morattiano c'erano solo i sospetti degli osservatori più attenti, dunque figuriamoci adesso, che il pentolone fumante è stato scoperchiato, e il tifoso interista nel suo status di Facebook è dovuto passare da “vinciamo senza rubare” a “qui il più pulito c'ha la rogna”, suo malgrado aggiungo, visto che i primi a sentirsi truffati e a gettare dalla finestra il loro abbonamento alla Gazzetta dovrebbero essere proprio loro, gli interisti, a cui va la mia massima solidarietà.

Non dovrebbero invece festeggiare troppo i bianconeri, perchè Palazzi ha parlato, e ha parlato chiaro: il superprocuratore accusa sì l'Inter, ma non scagiona certo la Juve, e non potrebbe farlo, visto che sta usando, coerentemente, lo stesso metro di giudizio del 2006, l'unico possibile dalla sua posizione; e inoltre non va dimenticato che le sue, dato che agisce come un PM, sono solo richieste di pena, e non condanne, e soprattutto sono richieste che cadranno nel vuoto, dato che tutte le irregolarità contestate sono prescritte secondo l'ordinamento federale vigente all'epoca dei fatti, e nessun dirigente interista si sognerebbe mai di rinuciare all'ombrello della prescrizione.

Sarebbe però il caso di fare un passo indietro e soffermarsi su alcuni fatti: i contatti tra dirigenti e designatori, come Paolo Bergamo disse da subito, senza essere creduto, erano un costume, discutibile finchè si vuole, promosso dai designatori stessi, probabilmente per mantenere tranquille le società, e far la parte della democrazia cristiana in mezzo agli estremisti; ciò è del tutto evidente considerando la quantità enorme di contatti fra Bergamo, Pairetto, Mazzini e i dirigenti, ed è altrettanto evidente che alcuni di questi dirigenti, soprattutto Meani, Moggi e Facchetti, praticassero un'attività di lobbying più intensa che altri, facendo leva ognuno su propri sistemi, su amicizie, contatti, agganci; qualcuno in questi giorni ha ricordato come Corrado Ferlaino, storico presidente del Napoli di Maradona, disse candidamente che il contestato scudetto del 1990 era stato anche frutto dei suoi buoni rapporti con i designatori arbitrali, e ci sarebbe da credergli sulla parola, visto come vanno le cose in Italia, invece che far finta di scandalizzarsi; la verità è che in questo quadro non c'è davvero nulla di strano, mentre la cosa davvero sospetta è stata la velocità con cui si è imbastito un processo sommario, estrapolando a senso unico, da migliaia di conversazioni intercettate, alcuni dialoghi dal contenuto variamente interpretabile, e ancora più sospettabile deve essere la campagna di stampa gazzettara che sventolando il vessillo dell'eticità ha fatto credere che Moggi Luciano da Monticiano, Siena, fosse non solo l'unico ad avere contatti quasi quotidiani con i vertici arbitrali, ma anche che li frequentasse personalmente e avesse verso di loro un qualche potere di condizionamento o addirittura di ricatto. E in base a questo solido concetto, l'unicità dei rapporti fra Moggi e i designatori, fu emessa in pochi giorni una sentenza molto pesante nei riguardi della Juventus, anzi la sentenza più pesante che la storia ricordi: due scudetti vinti a passo di carica revocati, la retrocessione in serie B con automatica perdita di molti dei migliori giocatori, e per effetto domino di un inquantificabile pacco di milioni in diritti TV, sponsorizzazioni e incassi, nonché il blocco dei lavori per il nuovo stadio, e la condanna, ancora più grave, ad una difficile ricostruzione del team sportivo senza la presenza dei tre migliori dirigenti sulla piazza, proprio mentre la nazionale vinceva a Berlino il titolo mondiale in una finale che vedeva, per somma beffa del destino, moltissimi juventini fra i 22 in campo. Tutto questo mentre alle altre squadre coinvolte venivano progressivamente mitigate le pene, finchè il Milan potè essere ammesso alla Champions League, che andò poi a vincere, mentre l'Inter si affrettava ad acquistare a prezzo di saldo dai bianconeri ladri e truffatori un importantissimo giocatore come Ibrahimovic, un altro calibro da novanta come Vieira, e non soddisfatta tentava con offerte anche altri pezzi pregiati, tra cui perfino l'ottuagenario Nedved, pupillo del tecnico Mancini, e si avviava a un quadriennio di monopolio economico e tecnico contrastato in Italia solo dalla Roma di Spalletti, avendo come dote appunto, e torniamo alla patata bollente, uno scudetto oggi chiamato “di cartone”, come medaglia sul petto, donatogli dal commissario straordinario e interista DOC Guido Rossi a imperitura memoria della virginale purezza nerazzurra anche davanti allo scandalo.
Ebbene, oggi la patata bollente è nelle mani del Consiglio Federale, che già nel 2006 i tre saggi a chiare lettere investirono del potere di revocare uno scudetto, anche se recentemente l'ineffabile Franco Carraro sul “Corriere” ha detto con nostro sommo stupore che in fondo i tre non erano poi così saggi, anzi in effetti non capivano molto del calcio nostrano, quindi forse potremmo dire chissà, sarebbe stato meglio chiedere a Tiziano Crudeli, o ad Aldo Biscardi, anzi a lui magari no, visto che Aldone nostro è troppo amico di Moggi; o si poteva forse fare un referendum, visto che oggidì vanno così di moda, e sarebbe stato meglio della porcheria partorita cinque anni fa. Ma adesso i consiglieri federali, che sono venticinque, e non tre, hanno la possibilità di rimediare almeno parzialmente a quest'obbrobrio; è qualcosa che i tifosi bianconeri aspettano da quando il giudice Sandulli si lascò scappare quell'infelice uscita sul “sentimento popolare”. Se davvero si trattò di una “condanna etica”, per delle “cattive abitudini”, come disse ancora Sandulli, “mica illeciti classici”, tanto che, aggiungo io, con una spericolata acrobazia giuridica si dovette inventare in reato di “illecito strutturale” per potersi aggrappare a qualcosa, e cioè, in sostanza, si modificarono le leggi per adattarle al reato, perchè non modificarle ancora, in nome dell'etica? Perchè nascondersi dietro la prescrizione, o ancora peggio dietro la morte di Facchetti, il cui corpo è adesso usato come scudo da Moratti per far finta che le colpe dell'Inter siano diverse da quelle degli acerrimi nemici torinesi?

Ma la verità resta una, ed è alla portata di tutti: nessun illecito è stato consumato in quel periodo da parte della Juventus. Non c'erano sorteggi truccati, non c'era il monopolio della GEA, quella di Paparesta chiuso negli spogliatoi è una bubbola pazzesca, e quelle sulla schede svizzere solo deduzioni, mentre è accertato che la Telecom fece spionaggio industriale a più livelli, tanto che De Santis e Vieri l'han portata in tribunale, e che l'arbitro Nucini per sua stessa ammissione era in stretto contatto con Facchetti, tanto da offrirsi di stilare un dossier sugli arbitraggi del “nemico”, e da ricevere in cambio di siffatta “collaborazione” dei colloqui di lavoro tramite Ernesto Paolillo, dirigente in area Inter. Ed è accertato, accidenti se lo è, che i colloqui telefonici inerenti l'Inter sono rimasti ben nascosti per tutto il tempo necessario a far cadere l'intera faccenda in prescrizione, perchè non erano, incredibile a dirsi, “investigativamente utili”; in più, adesso che sappiamo la verità, le carte in tavola iniziano a spostarsi da sole, anzi si muove anche il tavolino, come fosse una seduta spiritica di quelle a cui partecipava Prodi, e ci viene detto che mentre nel 2006 il problema era già solo che si telefonasse (perchè c'erano praticamente solo telefonate di Moggi, fulmineamente spacciate a tutti i giornali), ora improvvisamente telefonare non basta, ma ci dev'essere la pressione “per ottenere vantaggi”, per avere favori.
Basta: le persone intelligenti non dovrebbero accettare di farsi buttare tutto questo fumo negli occhi; temo che a obbrobrio si aggiungerà obbrobrio, perchè ormai la Federazione ha intrapreso una strada che appare senza via di uscita, se non quella di un colpo di spugna e di un rinnovamento generale della classe dirigenziale calcistica, ma i 25 membri del Consiglio hanno ancora una piccola chance di rimettere le cose al loro posto. Cominciando dal cartone, l'obbrobrio peggiore, e ripristinando almeno la parvenza di una parità di trattamento, di un'equità sanzionatoria che per ora è mancata del tutto.

Poi per il resto c'è tempo, c'è un processo in corso, un processo normale, come direbbe D'Alema, con degli avvocati che hanno il tempo di leggersi le carte, e di difendersi. Quindi si vedrà; ma intanto fate sparire il cartone.

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Published by Doyle - in sport
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