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4 marzo 2013 1 04 /03 /marzo /2013 17:36

chiellini cavani

 

E' andata anche questa. Il Napoli resta un gradino sotto come qualità di squadra, ma non era facile uscire dal San Paolo indenni; stampa e TV hanno qualche colpa per aver caricato un po' troppo l'ambiente, e di sicuro l'accoglienza per i nostri non è stata delle migliori, ma in fondo chi se ne importa; è una vita che contro la Juventus vengono usate armi improprie, tanto che quasi ne facciamo un motivo d'orgoglio.

La partita è stata tesa, e maschia, ed è ben sintetizzata dalle sportellate fra Chielini e Cavani su cui la cronaca si è abbondantemente soffermata nel weekend; con un pizzico di precisione in più sottoporta, sarebbe potuta finire come a Glasgow, e come in Scozia nel dopo gara è stato abbastanza paradossale ascoltare lamentele da parte dell'allenatore avversario a proposito del gioco troppo duro, visto che sia Celtic che Napoli non disdegnano affatto lo scontro fisico. Purtroppo per loro, a questa Juventus il clima da battaglia piace assai, anzi ci sguazza, e, oltretutto, il ritorno fra gli effettivi di George della Giungla ha innalzato ulteriormente la risma gladiatoria del team. Anche nei momenti difficili siamo sempre presenti, e manteniamo la calma come fanno le grandi squadre, un segno di maturità che Conte ha giustamente sottolineato con orgoglio. Continua a latitare, questo è certo, una figura di maggior carisma in attacco, uno che possa inventarsi qualche golletto anche da solo, ma sta prendendo corpo parallelamente l'impressione che la Juventus, per com'è strutturata, non dipenderebbe da un grande bomber come ad esempio il Napoli dipende da Cavani. A confronto dei nostri avversari, il gioco che vuole Conte è decisamente più collettivo, e se proprio dobbiamo dipendere da qualcosa, dipendiamo dallo stato di forma del nostro centrocampo. Il Napoli, con Cavani bloccato da Giorgione, ha sostanzialmente solo tirato da fuori area
Vorremmo sempre vincere, è vero, ma il pareggio non è da buttare. I punti di vantaggio sono sempre sei, anzi, con il gioco degli scontri diretti diventano sei e mezzo, un distacco rassicurante e però anche sufficiente a tenere alta la tensione per il rush finale.

Nella genealogia juventina, Antonio Conte è senza dubbio un figlio di Lippi e Ancelotti, quindi dev'essere per forza anche nipote di Trapattoni, e fare un punto in casa della diretta inseguitrice non gli è dispiaciuto affatto, tanto che negli ultimi minuti del match ha sostituito Vucinic con Pogba e indicato con ampi gesti di mettersi col 5-4-1 e chiudere la saracinesca. Trapattonianamente parlando, manca una giornata in meno, siamo sempre a +6, e una delle trasferte più insidiose è stata superata senza danni, e senza che ci abbiano rimbecillito troppo con moviole e proteste. Non lamentiamoci.

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Published by Doyle - in sport
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