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30 settembre 2012 7 30 /09 /settembre /2012 15:38

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Come faccia Zdenek Zeman ad avere ancora buona stampa è fuori da ogni logica; Maifredi, Orrico e altri presunti guru del gioco a zona e del calcio champagne sono letteralmente spariti dal giro che conta pur avendone combinate molte meno del boemo, e per molto meno tempo.

Rimanendo in casa nostra, la scombicchierata Juventus '90\'91 sarà per sempre nel libro nero della Vecchia Signora, così come il buon Gigi da Lograto, che pure era un tipo simpatico, piaceva a tifosi e giocatori, e aveva anche qualche idea interessante. Quell'anno, dopo una clamorosa debacle in supercoppa contro il Napoli, una Juve imbottita di attaccanti resse bene nel girone d'andata, rifilando tra l'altro un roboante 5-0 alla Roma, ma poi crollò finendo fuori dalle coppe ed eliminata in Europa dal Barcellona di Stoichkov e Koeman, già allora un ottimo esempio di come si progetta una squadra offensiva. A fine anno, Agnelli senza batter ciglio liquidò tutto lo staff (e anche il cda, ancora fresco di nomina), riesumando contestualmente Boniperti e Trapattoni, ossia la vecchia guardia e quel gioco all'italiana che tanto bene aveva pagato in un decennio neppure troppo lontano. Fu una specie di controriforma bianconera, che significava contemporaneamente la damnatio memoriae per Maifredi e le sue fissazioni zonaiole scopiazzate malamente da Arrigo Sacchi, e così Gigione nostro se ne tornò in provincia sconfitto e spernacchiato dalla critica.

Ma, inspiegabilmente, per Zeman qualcosa di simile non è mai accaduto; la memoria dei giornalisti è sempre corta abbastanza da dimenticare gli esoneri, le difese groviera e i giocatori fuori ruolo; Sdengo rimane sempre un maestro, anche se mette i mancini sulla fascia destra e i destri sulla mancina, e se in 30 anni di carriera non si è mai spostato di un millimetro dalle sue idee, neppure quando lo scontro con la realtà è come un frontale in autostrada.

Viene il sospetto che la benevolenza dei giornali verso il boemo tabagista sia dovuta solo alla sua comprovata antijuventinità, probabilmente funzionale al riempimento di qualche pagina nei giorni di stanca, e di certo anche la lente d'ingrandimento della piazza romana, che Doppia Zeta ha frequentato a lungo (e con dubbio merito), ha contribuito a conferirgli un'immagine assolutamente sproporzionata rispetto a ciò che egli è veramente. In fondo sappiamo come vanno le cose nella Capitale: se si assegnasse una stella per ogni dieci scudetti vinti in agosto, la maglietta della Roma sembrerebbe un planetario, e neppure questa stagione sembra fare eccezione. Dopo il parrocchiale Inter-Roma di qualche settimana fa, in cui tutti i difetti visti ieri sera erano già piuttosto evidenti, ci siamo dovuti sorbire le solite sviolinate sulla mano del Maestro che si vede già, sulla mentalità offensiva, su Totti che corre felice nel prato neanche fosse Heidi, sulla Roma come anti-Juve, sorvolando generosamente sul fatto che la squadra fosse lunga 100 metri già dal primo minuto, divisa in due tronconi fra difesa e attacco e vulnerabile al contropiede, e che Totti a 36 anni nelll'assurdo ruolo di esterno sinistro d'attacco può resistere forse due mesi prima di scoppiare. Ci voleva la Juventus e un 4-1 anche troppo clemente per aprire gli occhi ai gazzettari azzerbinati, ma sono sicuro che sarà solo un lampo di lucidità, e un 3-0 al Pescara riporterà il Maestro sulla cima della montagna, a dispensare il suo sapere a noi vile popolaccio.

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Published by Doyle - in sport
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