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16 gennaio 2012 1 16 /01 /gennaio /2012 23:50

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Ho sempre fatto fatica a crederci, forse per eccessiva fiducia nel genere umano, ma inizia a sembrarmi fin troppo evidente che la TV e la stampa possono modificare la realtà. Ho l'impressione che se un tizio in TV dicesse che la luna è fatta di formaggio, o che Mario Monti ha tre gambe, almeno un telespettatore su dieci ci crederebbe, e almeno un altro sarebbe assalito da un mare di dubbi.

Questo principio vale anche, e a maggior ragione, per la stampa sportiva, che in Italia si occupa in larga maggioranza solo di calcio; in fondo, è stata la stampa a montare all'inverosimile i fatti di Calciopoli, a sparare in prima pagina come notizie anche le voci di corridoio, e a orientare l'opinione pubblica a tal punto da far credere a qualcuno che l'arbitro Paparesta sia ancora chiuso negli spogliatoi dello stadio di Reggio Calabria.

Da quest'estate, TV e giornali hanno deciso che lo scudetto sarà senza possibilità di appello del Milan, il quale Milan, secondo i maggiori esperti in materia, può schierare una tale pletora di fuoriclasse da rendere l'esito del campionato 2011\2012 assolutamente scontato. La parola maggiormente usata per descrivere l'undici rossonero è senza dubbio qualità, la stessa che si usa negli spot pubblicitari parlando di detersivi o automobili.

Adesso siamo in gennaio, è appena andato in onda un derby milanese dai contenuti tecnici deprimenti, e la squadra di qualità è stata sconfitta dall'Inter vecchia e catenacciara di Ranieri grazie a un sesquipedale errore difensivo, e nonostante il provvidenziale aiuto del guardalinee amico Copelli, che ha fatto annullare un validissimo gol di Thiago Motta. Il primo posto è ancora lì a una spanna, visto che la Juventus capolista ha un passo tutt'altro che irresistibile, ma qualche ripensamento a questo punto sarebbe più che opportuno, visto che il carrello dei bolliti nerazzurro è a -5 e a questo punto pienamente in corsa.

A metà campionato non mi sembra scorretto tirare le somme: il Milan ha un gioco scadente, un centrocampo lento e grigio, costantemente scavalcato da lanci lunghi e speranzosi per servire Ibrahimovic, e facilmente soverchiabile sul piano del ritmo; il trentaseienne Nesta è al dieci per cento di se stesso, Zambrotta forse al venti, e Thiago Silva ha grandi doti ma è ancora piuttosto grezzo, come del resto Boateng, una forza della natura che fatica a disciplinarsi. In attacco, a far compagnia ad Ibra ci sono i sopravvalutatissimi Pato e Robinho, e se l'armadio svedese è in formato Champions League come ieri sera, c'è poco da fare, se non sperare in un'invenzione di Seedorf, un altro giocatore dalla carriera straordinaria che ha già ampiamente dato il meglio di se stesso. Gli altri, Abate, Nocerino, Ambrosini, Van Bommel, Emanuelson, sono modesti pedatori con qualche sprazzo d'ingegno, e la "qualità" del Milan finisce qui, considerato che Cassano ahilui è ai box e ci resterà per un altro po'.

Ma non basta: dopo essere stato piallato dalla proletaria Juventus di questi tempi, il Milan ha sì infilato una buona serie di successi, ma lo score alla fine del girone dice che ha raccolto solo cinque punti negli scontri diretti con le cosiddette "grandi", e il calendario che lo attende da qui al retour match con l'attuale capolista è tutt'altro che una passeggiata, vista anche la poco rassicurante condizione atletica mostrata ieri, e visto che in mezzo c'è pure l'Arsenal, che in confronto ai vecchioni milanisti ha un'età media quasi infantile.

Certo Eranio e Costacurta in settimana rassicureranno catodicamente i loro amici rossoneri, e garantiranno loro che il Milan "se la può giocare col Barcellona", che sprizza qualità come una lavastoviglie Indesit, e che Pato è megl'e Pelè. Eppure la luna non è di formaggio, Monti è un bipede, e arrampicarsi sui vetri è sempre stato uno sport rischioso.

 

 

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Published by Doyle - in sport
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