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22 gennaio 2011 6 22 /01 /gennaio /2011 17:49

Totem-Model-1-cherry-copia-1.jpg

 

 

Nel mondo dell'elettronica vige da sempre una cinica legge di planned obsolescence; invariabilmente, dopo pochi anni dalla loro immissione sul mercato, la maggior parte degli apparecchi (soprattutto computer e TV color ) diventa nel migliore dei casi modernariato elettronico, e nel peggiore solo inutile spazzatura. Per fortuna nella remota isoletta dell'hi-fi, questo bieco meccanismo sembra non funzionare con schiacciante regolarità, e la sempre più ampia schiera degli amanti dell'alta fedeltà vintage lo dimostra.


Nel caso delle piccole Totem Model One di sicuro non è corretto parlare di vintage, dato che, con qualche aggiornamento, il modello è ancora in produzione, ma incredibile a dirsi è già passata una ventina d'anni da quando Vince Bruzzese ha messo sul mercato questi piccoli gioielli; le avevo ammirate a casa di un amico parecchio tempo fa, per altro ben accompagnate (integrato Densen DM 10, lettore Cd Marantz di quelli firmati Ken Ishiwata) , ma chi ce li aveva tre milioni e mezzo, erano i tempi del cambio dollaro\lira, in cui il prezzo dei prodotti importati dagli USA era spesso proibitivo, e in ogni caso averle in salotto, seppure solo in prestito, è tutta un'altra cosa.
Dunque ho per le mani un paio di Model One vecchio modello, e le sto studiando proprio adesso, anzi, forse queste due scatolette stanno studiando me e i miei ingessati criteri di valutazione: vengo da una lunga epoca di diffusori da pavimento, quindi le ho dovute installare alla bell'e meglio, non avendo degli stand dedicati, con l'ausilio di libri e mattoni (oh yes) per sistemarle ad un'altezza consona, e ho fatto partire tutto senza neanche sistemarmi proprio lì al centro come dovrebbe fare un ascoltatore serio. Se mi vedesse George Cardas mi strozzerebbe, ma per fortuna non abbiamo un sufficiente livello di intimità perchè ciò accada, anche se con i soldi che mi ha estorto il buon George potrebbe mangiare una settimana all'Harry's Bar, e poi è lo stesso Vince nel sito ufficiale a dire che i suoi speaker sono disegnati per far suonare tutta la stanza: non serve nemmeno incrociarli un pochino, no toe-in required, ed è vero, Rod Stewart mi ha scacciato dal divano.

All'epoca, Bruzzese optò per dei tweeter SEAS a cupola di alluminio, poi modificati in fabbrica, e soprattutto per dei woofer Dynaudio, e credo che gli augusti natali di questi ultimi siano il segreto principale delle Model 1, o quantomeno della loro assoluta precisione e velocità di risposta anche nei transienti più complessi; certo, visto il volume interno dei cabinet, non si possono chiedere loro dei bassi sismici, anzi credo che qui non si scenda molto sotto i 50Hz, ma per una stanza medio piccola, è quanto basta, e profondità, ampiezza del soundstage, dettaglio microdinamico e lussuriosa facilità di ascolto compensano largamente quel po' di impatto in meno sulle basse frequenze. Basse frequenze che non saranno poi così basse, ma sono mantenute in totale controllo, molto più che nel caso ad esempio delle sorelle Arro, al confronto decisamente debordanti in entrambi gli estremi gamma, pur se collegate alle stesse elettroniche (Meridian G08.2\Exposure 3010S via Cardas Quadlink). Infatti, altro miracolo, non un minimo accenno di grana e di esse sibilanti con i miei usuali dischi test, sicuramente grazie anche all'apporto dei Quadlink, che però con le Arro (che per la cronaca montano tweeter ScanSpeak) non erano sufficienti a smussare qualche spigolo di troppo, l'acustica di Lee Ritenour mi sia testimone.
Non contento di essermi sollazzato tutto il pomeriggio con Jamie Cullum e gli Steely Dan, le ho perfino sfidate con il possente organo della Klosterkirche di Kreuzberg, manovrato da quel demonio di Simon Preston (Bach - Toccata & Fugue Bwv 565\ Deutsche Grammophon), e se la sono cavata sorprendentemente bene, impressionando soprattutto in larghezza e ampiezza; di certa robaccia anni '80 invece, quella un po' rachitica registrata tutta in digitale, si sono accontentate di evidenziare puntigliosamente con la penna rossa ogni difetto: non erano male i Talk Talk in realtà, ma l'incisione non rende loro giustizia, tie'.
Leggo che la nuova versione Signature riporta interessanti modifiche (tra cui la possibilità di bi-wiring) e un deciso incremento qualitativo, anche se si tratta di una limited edition, il prezzo è lievitato non poco, e alla Dynaudio nel frattempo hanno mangiato la foglia e non forniscono più i driver a nessuno; non è impossibile migliorarle, visto che abbiamo a che fare con il signor Bruzzese, ma per il momento, tenendo sempre ben presente che richiedono un amplificatore piuttosto robusto a monte, varrebbe proprio la pena di setacciare il mercato dell'usato, reperire un vecchio modello, spararci dentro almeno 70\80 Watt di una certa risma, e spassarsela.
Fantastiche.

 

 

CD test usati:

 

Depeche Mode - Ultra (Mute)

Michael Bublè - om. (Reprise)

Yes - Fragile (Mobile Fidelity UDCD 766)

Lee Ritenour - Rio (JVC - VDP86)

Jamie Cullum - Twentysomething (Universal)

Dire Straits - om. (Warner Bros 3266-2, 1st press Sanyo)

Patricia Barber - Modern Cool (Mobile Fidelity UDSACD2003)

Steely Dan - Gaucho (MCAD-37220 DIDX 56)

Paul Weller - Studio 150 (V2)

The Fred Hersch Group - Forward Motion (Chesky)

J.S. Bach - Toccata & Fugue Bwv 565 - Simon Preston (Deutsche Grammophon)

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Published by Doyle - in music
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commenti

Michele 01/24/2011 20:49


Ci potresti provare qualche big hard 'n' heavy e dirmi che succede...


Doyle 02/18/2011 15:12



ho fatto andare il mio vecchio "Back in Black" first press, Danzig, Led Zeppelin I,II e III, Van Halen versione DCC e un paio di altre cose del genere con risultati davvero eccellenti; invece i
moderni cd metal supercompressi non ci fanno una gran figura: soffrivano loro e soffrivo anch'io...


fra non molto comunque avrò un'altra sorpresa, stay in touch