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21 febbraio 2012 2 21 /02 /febbraio /2012 16:47

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D'accordo; non si può pretendere che tutte le ristampe siano come le Mobile Fidelity. In realtà sì, visti i prezzi che ci vengono imposti, ma il discorso è lungo e periglioso, e la nicchia audiophile rappresenta una fetta di mercato troppo ristretta per avere una qualche voce in capitolo, nell'era di Itunes e della musica in formato lossy.

I Compact Disc non vendono più un granchè, la loro qualità tecnica è piuttosto scarsa, e tutto questo nel generale disinteresse; a non vendere più molto è soprattutto il formato-album, tranne nel caso di artisti molto importanti (e non necessariamente molto bravi), mentre ha preso quota il trend di ristampare vecchi album, spesse volte di minutaggio piuttosto esiguo, in grasse edizioni doppie (o triple) arricchite di inediti, live, lati B e out-takes, un'iniziativa meritevole che ci risarcisce rispetto alle prime e piuttosto scadenti edizioni rimasterizzate uscite in commercio all'inizio degli anni '90, quando l'illusoria formuletta "digitally remastered" venne adoperata con larghezza facendoci immaginare chissà quale strabiliante rivoluzione sonora.

In effetti, rivoluzione non fu, tanto che quegli stessi album, a distanza di una decina d'anni, sono stati ri-rimasterizzati, e nel caso di queste Deluxe Edition Sony (ma anche col catalogo dei Deep Purple, bisogna dire), l'operazione è riuscita piuttosto bene, anche se non sempre i contenuti speciali sono all'altezza del prezzo richiesto, e ci passa la voglia di ricomprare lo stesso disco per la quarta o quinta volta.

Negli ultimi anni è toccato ai Black Sabbath, a Santana, a Billy Joel, ai Cure, a Marvin Gaye e a una montagna d'altri; adesso, se Dio vuole, potrebbe toccare finalmente agli Iron Maiden, recentemente passati a Sony e in stagnazione creativa da almeno (attivare modalità ottimistica) un decennio. Materiale inedito ce n'è, se si sono permessi di tenere nel cassetto fino al 2001 un mostro come "Beast over Hammersmith", e le orrende rimasterizzazioni del '98 (corredate di altrettanto orrendi videoclip malfunzionanti e pixellati) non chiedono altro che di essere rimpiazzate, il più velocemente possibile. Se su eBay gli audiofili si scannano per acquistare a colpi da 50 euro vecchie stampe giapponesi Toshiba-EMI, uscite nel periodo '83-'85, un motivo ci sarà. Di mio sono ancora pentito di aver venduto la mia copia di "Killers", con tutti quei caratteri kanji e quei numerini che la facevano sembrare il libretto di istruzioni di un tostapane; e, a proposito, di sicuro i concerti della minitournee giapponese del 1981 sono stati registrati integralmente, quantomeno quello del 23 maggio alla Kosei Nenkin Hall di Nagoya da cui è stato estratto "Maiden Japan" (il quale, per la cronaca, ai bei tempi del vinile, in Giappone e Canada aveva 5 tracce, e non 4). E questo vale per altre famose (e ampiamente bootleggate) esibizioni negli anni '80 e '90: New York Palladium '82 (radiofonico), Dortmund Westfalenhalle '83 (con Ozzy, Judas Priest e Quiet Riot; se ne ricordano degli interessanti vinili verdi e qualche videocassetta low-fi scopiazzata dalla TV), Hammersmith '84 (parzialmente incluso in "Live after Death" e nei 45 giri del periodo), Parigi '86, Donington '88 e '92, Birmingham NEC '89, Pinewood Studios '93, e una valanga d'altri che ometto o dimentico.
Facciamo una petizione? 

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Published by Doyle - in music
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