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26 dicembre 2012 3 26 /12 /dicembre /2012 02:39

Juventus-Parma

 

Dura la vita per gli antijuventini. Il 2012 si chiude con l'ennesima vittoria, meritata e abbastanza sudata a dire il vero, soprattutto a causa di un rigore farlocco assegnato al Cagliari, stretto parente di quello farlocchissimo che ci costò la sconfitta col Milan in quel di San Siro qualche settimana fa, e che rappresentava anche, fino alla trasformazione di Pinilla, l'ultimo gol subito dalla nostra difesa. Niente male no? Otto punti di margine sulla seconda, in generale sei più dell'anno scorso, miglior attacco (al netto di gol fatti a tavolino) e appunto, miglior difesa, con Andrea Barzagli su livelli ormai stabilmente eccelsi e gli altri a seguire; in più, gli ottavi di Champions in tasca, e un interessante quarto di finale di Coppa Italia con il Milan in onda fra pochissimo allo Stadium. Ci sarà da divertirsi e nessun sogno sembra proibito, anche se il livello tecnico dei migliori team europei è alto e la finale di Wembley per ora resta un obbiettivo difficilissimo.

Restando all'ambito nazionale, però, il trend è piuttosto chiaro: la Juventus ha un vantaggio abissale sulle concorrenti, un vantaggio strutturale che sembra destinato ad allargarsi drammaticamente nell'immediato futuro, perchè da Milano e Roma non arrivano segnali che possano far pensare a un'inversione di tendenza; non ne arrivano neppure dal Napoli, per via di loro congenite limitazioni qualitative e quantitative, nonostante la squadra sia in effetti la migliore del lotto, mentre Fiorentina e Udinese, realtà solide del nostro calcio, semplicemente non sono attrezzate per competere al massimo livello.

Ciò che è accaduto a Corso Galileo Ferraris negli ultimi anni ricorda il processo di ricostruzione della Germania dopo la guerra; come dal cumulo di macerie del '45 uscì una nazione nuova, che ripartendo da zero già nel 1970 era ridiventata la prima potenza economica europea, dal 2006 l'Exor e la dirigenza juventina hanno lavorato alacremente per dare un nuovo assetto alla società, con la fortuna, grazie ad Andrea Agnelli, di poter dare continuità, dal punto di vista finanziario e manageriale, alle linee guida tracciate da Antonio Giraudo, mentre sul lato più strettamente sportivo le difficoltà sono state tante e tantissimi gli errori; rifare una squadra quasi da zero è già di per sè un'impresa, e poi, sostituire uno come Moggi non è cosa da poco, anche solo dal punto di vista del carisma. Questo processo, oltre che un considerevole mucchio di quattrini, ha bruciato consiglieri di amministrazione, giocatori e allenatori di un certo livello, perfino ex giocatori amatissimi come Deschamps e Ferrara, come una specie di spietata selezione naturale, ma i risultati stanno arrivando. Lo stadio è un asset poderoso, che sarà consolidato presto da altre acquisizioni immobiliari, la spina dorsale della squadra è fatta, c'è la famiglia Agnelli che è la massima garanzia possibile, e poi Antonio Conte, l'uomo della svolta, della juventinità ritrovata, uno che porta in sè tracce indelebili di gloriose Juventus passate.

Impossibile sottostimare l'impatto che l'arrivo di Antonio ha avuto sulla squadra e sulla società; dopo solo un anno e mezzo, con uno scudetto vinto all'esordio, un gioco aggressivo e dinamico, e con la grinta feroce che trasmette, possiamo già collocarlo fra i più grandi allenatori della nostra storia ultracentenaria.

Visto da fuori, Antonio somiglia nel carattere al primo Trap, quello elettrico e schiumante rabbia del '76/'77, e a Lippi, per la fortissima propensione collettiva del gioco che propone, ma Giuan da Cusano era un inguaribile italianista, e Lippi un tipo estremamente impulsivo e radicale nelle scelte, mentre ad Antonio piace attaccare, e non piace molto cambiare, se non per necessità.

Se c'è qualcosa di radicale in Conte è nella totale adesione al comando che la truppa deve dimostrare. O sei dentro, e allora fai parte del progetto, e devi remare con tutti gli altri, o sei fuori, e per fuori si intende fuori da tutto, anche dal campo di allenamento. Krasic e Ziegler l'hanno imparato benissimo, visto come sono stati impacchettati e spediti a millanta miglia di distanza.

Poi, anche se non possiamo sapere cosa accade all'interno dello spogliatoio, di sicuro Conte è anche un grande motivatore, uno che sa accendere gli animi, che spreme il centouno per cento da tutti, da amare o odiare senza mezze misure; un uomo dalla personalità forte, per cui i giocatori stravedono, come Josè Mourinho, che in quanto a mettere il pepe al culo ai suoi è ancora il migliore al mondo. A differenza di Josè però, Conte è legato a questa squadra da un filo più stretto, che va oltre l'ambizione e il denaro; è un ex giocatore e un tifoso, prima che un professionista efficiente e cinico. Non ce lo vedo fra dieci anni all'Inter, come altri hanno fatto. E anche questa non è una cosa da poco.

La nuova età dell'oro bianconera avrà il suo marchio: lo vogliamo noi, e lo vuole lui.

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Published by Doyle - in sport
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