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24 aprile 2011 7 24 /04 /aprile /2011 17:08

 

Abraxas-copia-1

 

Alzi la mano chi non ha in casa almeno una copia di questo album: un LP, una cassetta usurata, un vecchio CD comprato in una bancarella, o uno nuovo, o magari una copia masterizzata, che la SIAE vi fulmini.
Non ce l'avete? Benissimo, andate a comprarlo, perchè dentro quelle nove tracce c'è un distillato di tutto il meglio che gli irripetibili anni '70 hanno lasciato in eredità a noi vili e immeritevoli scaricatori di mp3: c'è il sentimento della sei corde di Carlos, e della voce di Gregg Rolie, davvero un magnifico tastierista
e cantante, c'è la potenza percussiva della sezione ritmica, col suo armamentario di congas e timbales, e il fuoco sacro della jam session si accende ripetutamente, senza però violentare il minutaggio vinilico, cosicchè i nove brani scorrono come un tutto unico, senza perdere mai il filo.
Via: "Singing Winds, Crying Beasts" è solo un'introduzione "atmosferica", che sfocia nel celeberrimo medley "Black Magic Woman\Gypsy Queen", talmente trasformata dal l'inebriante cocktail santaniano di chitarra, organo, percussioni e voce, da aver fatto perfino dimenticare di essere la fusione di un brano dei Fleetwood Mac di Peter Green con una delle escursioni sudamericaneggianti partorite dal genio incompreso di Gabor Szabo; la melodia straordinaria del brano esplode nel furioso minuto finale, ma si calma immediatamente scivolando nelle prime note di "Oye como va", prezioso funky latino dal beat irresistibile, con una parte di chitarra da manuale e un eccellente assolo di Hammond; e anche qui, la versione originale di Tito Puente è finita a impolverarsi da qualche parte senza troppi rimpianti.
Poi con "Incident at Neshabur" si scatena la potenza selvaggia della band, che dal vivo quadruplicherà la lunghezza di questa accesissima jam, in cui le porte rimanevano sempre aperte a qualsiasi cambiamento, e il finale malinconico fornisce la pausa necessaria prima del secondo assalto fusion, "Se a cabo", un'altra strumentale, firmata dal percussionista Josè "Chepito" Areas; a seguire ecco poi il potente hard rock di "Mother's daughter", e Gregg Rolie sugli scudi con la sua voce soul, oltre a una martellante giro di basso e batteria al fulmicotone.
La classicissima "Samba pa ti" lo sapete già, punta i riflettori su Carlos: immaginate che tutto il palco sia al buio, e un riflettore illumini solo lui, con la bandana, i baffetti e il suo fraseggio caleidoscopico, mentre ci dà un saggio di come si suona il miglior
latin-jazz  mai esistito senza inquinarci i timpani con una cascata di note inutili.
E se vi piacciono i Deep Purple provate a sentire "Hope you're feeling better" e vedete cosa vi viene in mente: Carlito tira fuori anche un po' di wah-wah per l'occasione, e Rolie morde come non mai, con una ruggente accelerazione finale, e poi una breve chiusa percussionistica, un piccolo saggio dell'abilità di "Chepito" e Mike Carabello.
Che disco... dura poco più di una mezz'oretta, come da canone LP appunto, e niente mi convincerà che non si tratti della lunghezza giusta per un album musicale, alla faccia di mister Sony  Norio Ohga e di Herbert von Karajan che vollero CD da 74 minuti, e purtroppo oggi ci si sente in dovere di riempire a tutti i costi questi CD
per intero, probabilmente per giustificarne l'esoso prezzo di mercato.
OK basta pistolotti: compratevi "Abraxas" e godete! L'edizione che c'è in giro adesso è quella rimasterizzata Sony (nice price, 10.90€) che contiene anche tre brani live ben registrati (alla Royal Albert Hall): il
trattamento  è abbastanza buono, un po' di loudness  qua e là, e anche un bel po' di noise reduction  per togliere il fruscio da vecchie bobine master forse deteriorate, o forse sbagliate; a dire il vero, anche la vecchia stampa Columbia\CBS era già all'epoca abbastanza grezza (ma non era male, e forse la trovate a 5 euro); escludendo che qualcuno scovi la Japan first press  (35DP 58 per la cronaca, se vi capita tra le mani arraffatela subito, e speditemela), molto ambita appunto dai collezionisti, ma irreperibile, sopravvalutata e costosissima, la miglior edizione possibile rimane la Mobile Fidelity, soprattutto quella di fine anni '80 (UDCD 552), frusciante e sanissima; mancano solo le valvole che si illuminano, è un vero capolavoro, e uno dei casi in cui il cd audiophile per cui vi siete appena svenati è abissalmente migliore: peccato servano almeno 45\50 dollari per una copia non sigillata, che in fondo non è poi molto per un vecchio Ultradisc numerato intorno al 500, ma resta sempre una bella cifretta; alternativamente, bisognerebbe provare la MoFi uscita da poco con nuovo mastering a firma Stan Ricker (una vera garanzia) e copertina in cartone (che invece non ci piace affatto): in fondo non costa molto, 27\28 dollari su Amazon, e altrettanti euro se la trovate in qualche negozio specializzato in import, sempre che ne esista ancora qualcuno.

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Published by Doyle - in music
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